CESENA. Ha preso una piega sorprendente un contenzioso legale esploso attorno a una questione che scalda di frequente gli animi: i bisogni seminati dai cani per strada, e a volte vicino o dentro a proprietà private, senza che i padroni si occupino di pulire.

Deiezioni e cartelli

Franco Botta, direttore di Radio Centrale, aveva querelato Paolo Marani, altro personaggio noto anche per il suo impegno politico, prima come fondatore del Movimento 5 Stelle e ora nelle file della lista civica Cesena siamo noi. I motivi erano stati due: i ripetuti imbrattamenti con deiezioni sui muri dell’edificio di sua proprietà, che ospita l’emittente radiofonica; il fatto che più volte erano stati strappati cartelli che lo stesso Botta aveva appeso per intimare ai proprietari dei cani di porre fine a quel malcostume.

Per quei fatti è scattata un’indagine, per tre ipotesi di reato: furto, molestia e disturbo alle persone, deturpamento e imbrattamento di cose altrui.

Nei giorni scorsi, il giudice delle indagini preliminari Giorgio Di Giorgio ha valutato la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero che sta seguendo il caso. E ha deciso di rigettarla, disponendo indagini per altri tre mesi.

Doppio colpo di scena

Rocambolesco il contesto in cui è maturata questa decisione. L’indagato Marani, durante l’udienza, ha infatti portato con sé i cartelli rimossi, offrendone la restituzione a Botta, assistito dalle avvocate Letizia Raggini e Maria Cuomo. Così facendo, ha però confermato di essere stato lui a staccare gli avvisi, come era d’altronde emerso dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere della videosorveglianza. Ma i colpi di scena non sono finiti qui. I cartelli portati nell’aula del tribunale non sarebbero infatti quelli appesi da Botta ma da un vicino. Lo dimostrerebbero anche le tracce di colla che il querelante riferisce di non avere mai usato, preferendo lo scotch o l’utilizzo di fil di ferro. Quindi ci sarebbe una seconda potenziale parte offesa, che potrebbe fare a sua volta denuncia.

La tesi difensiva

Dal canto suo, Marani ha chiesto ai magistrati di scagionarlo dalle accuse «per la particolare tenuità» dei fatti contestati. Ma Botta, come ha fatto anche l’avvocata Cuomo davanti al giudice, sostiene che «se passasse quel principio, si legittimerebbero quei comportamenti. Con la conseguenza che ogni cittadino potrebbe andare a strappare i cartelli che non gli piacciono».

Dal punto di vista giudiziario, la palla è tutta in mano alla magistratura. Ma il caso è uno di quelli che stanno facendo rumore al di là dei possibili risvolti processuali, perché le lamentele per le deiezioni dei cani non rimosse dai padroni sono molto ricorrenti e al tempo stesso è insolito che questo problema finisca in tribunale.

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