Le grandi sfide e il Pd

Le crisi della globalizzazione senza governo politico, dell’Europa immobile, del liberalismo di sinistra, del liberismo cieco della fine della politica e degli Stati, del mercato virtuoso in sè, hanno portato alla crisi della democrazia! In Occidente. Una cosa enorme. Caduto il Muro, la democrazia doveva conquistare il mondo illiberale totalitario e autoritario, quel mondo sta conquistando le democrazie, travolgendole.

È il terreno sul quale sono nati e crescono i populismi, di destra e di sinistra. Una sfida epocale. A destra si pensa di affrontare la più grande crisi migratoria della storia, da qui ai prossimi trenta anni ci saranno un miliardo di africani in più e 50 milioni di europei in meno, con i muri, la chiusura dei porti, con le liti dal salotto di casa, sulla natura umana degli affogati in mare, con neonati che hanno l’unico torto di essere nati in terre disperate. Se non volete morire non partite! Se non volevate morire non dovevate nascere e se proprio dovevate nascere, perché neri? È il programma della Lega, 36%. E della Le Pen e degli Orban.

A sinistra il populismo vuole che ci pensi lo stato. C’è poco lavoro? Ci pensi lo stato, faccia assunzioni, oppure decreti che impongano alle aziende di assumere, a tempo indeterminato, perché no? L’ILVA, può partire, ma ripristini l’art 18. E poi bisogna dare un reddito a tutti. Creare lavoro? E perché, siamo alla fine del lavoro, la iper produttività produrrà meno lavoro e noi dobbiamo comunque garantire un reddito a chi non lavora. Ma ci può essere iper produttività senza infrastrutture, senza un mercato del lavoro moderno e flessibile, senza trivelle, con i negozi chiusi di domenica, con i Gillet Gialli che spaccano le vetrine e i portoni dei ministeri, con la fuoriuscita dell’Inghilterra dall’Europa? Sì, da qualche parte del mondo sì, in Europa miseria. Sto male? Ci pensi lo stato, vorrei stare meglio, ci pensi lo stato, non mi basta niente, ci pensi lo stato, odio chi sta meglio di me, ci pensi lo stato. E’ la filosofia di vita di Corbyn, di Melanchon, di Di Maio, di Di Battista. Il populismo di sinistra. Di Maio e Di Battista sono anche di destra, ma questa è la patria di Nicolino Bombacci, chiaro. Noi non rinunciamo a niente. Ecco, in questo contesto storico, drammatico, il Pd fa il suo congresso. Con calma. A marzo elegge un segretario, con calma. Cerca l’unita al suo interno, ma pur unito, sarebbe, è, il terzo partito in Emilia Romagna, Toscana, Umbria. Anche nel momento di maggior crisi della sinistra post comunista, il 1992, quando arrivò al 16.3% in Italia, era primo partito, con distacco, nelle regioni rosse. Con banche, assicurazioni, mega cooperative. Oggi la Cmc di Ravenna è in grave crisi, per esempio, non so se è chiaro.

Necessiterebbero grandi risposte. Ecco, in quest’altro contesto, mi sembra, leggendo o ascoltando alcuni leader che la soluzione è a portata di mano. La discontinuità! Sostituiamo Renzi con la Boldrini. Ci aggiungiamo Pizzarotti e il gioco è fatto. Chiaro. Una nuova lista per le europee? Un passaggio nuovo di discontinuità vera, un grande progetto riformista? Un occhio a Macron e ai Ciudadanos? La prova del fuoco elettorale di un progetto nuovo? No, discontinuità verso Renzi. E dalle sue riforme. Questa sembra essere la risposta. Sembra che si voglia recuperare l’acqua sporca degli ultimi decenni e buttare via il bambino delle riforme degli ultimi anni. Gentiloni dice che non si può fare il referendum sul Reddito di Cittadinanza, non è il caso. Abbiamo fatto il Job act, ma un po’, tanto, ci siamo pentiti, vogliamo la Camusso alle europee.

Discontinuità, derenzizziamo il Pd. Ecco la risposta alle grandi sfide. Anche se Renzi, rimanendo immobile ci mette del suo, intendiamoci.

Ma la nuova lista con il bel manifesto, veramente bello, di Calenda? Una lista nuova nuova? Con candidati all’altezza della scommessa? Come, giustamente, pensava Calenda. No! I vecchi simboli, perché noi non ci vergogniamo. Di Renzi sì però. Un nuovo Ulivo, con vecchi simboli, più Boldrini e Camusso, può bastare. Dobbiamo riconquistare i nostri che sono andati con Di Battista. Ma quale Macron?

Per combattere i populismi o per salvare il Pd? La prima cosa interessa a molti, la seconda no.

La sfida di Macron in Europa è impedire una maggioranza in parlamento fra popolari di destra e populisti. Fra Weber e Orban e Salvini. È una cosa di qualche interesse per il Pd? E per Renzi?

(*) già Parlamentare

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