Perchè i veri uomini durano meno

Da pochi giorni, e per la prima volta nella sua storia, l’American Psychological Association ha pubblicato delle linee-guida per un nuovo gruppo considerato a rischio: i maschi. Negli Stati Uniti gli uomini sono tre volte e mezzo più inclini a suicidarsi delle donne e hanno un’aspettativa di vita di cinque anni inferiore. Vi sono numerose cause sociali che concorrono a spiegare questa differenza, tra queste gli psicologi americani si soffermano su un fattore psicosociale e culturale a prima vista insolito: la mascolinità. In sintesi, posto che la mascolinità sia marcata da spirito di competizione, aggressività e inclinazione alla dominanza, i maschi che esprimono un elevato livello di mascolinità sono poco propensi a aderire a stili di vita sani. Ad esempio, secondo recenti ricerche americane, uomini con salde convinzioni sulla propria mascolinità hanno la metà delle probabilità di fare prevenzione sanitaria rispetto a uomini meno “mascolini”. Inoltre, sempre i primi, sono maggiormente inclini a considerare come normale il fumare, il bere pesante e una dieta povera di frutta e verdura. Questi risultati letti nella realtà romagnola, o italiana in generale, meritano alcuni commenti. Per decenni la virilità è stata associata alla sigaretta penzolante, al bere smodato e a una certa mancanza di emotività. Ci sono decine di film a raccontarcelo. A Rimini, diciamocelo, l’idea del “birro” aveva connotati machisti pesanti. Un’immagine tipica di qualche tempo fa è l’adolescente sulla vespa che sfreccia d’estate con bicipiti abbronzati e il pacchetto di Marlboro schiacciate dentro alla manica corta della maglietta, a contatto con la pelle, quasi sulla spalla. La marmitta truccata – anche più grande e possente rispetto a quelle in dotazione, altro fallicismo – sovrastava ogni rumore e ti costringeva a “cedere lo passo” senza indugio. Quando il birro andava in trasferta all’estero non dimenticava di farsi cucire dalla mamma la bandiera italiana sulla manica del giubbotto di jeans, giusto così come garanzia di qualità – una sorta di certificazione ISO 9000. Italians do it better è stato uno slogan di cui per decenni ci siamo inorgogliti (tra l’altro non è detto che debba essere declinato al maschile…).

Le cose appaiono oggi un po’ cambiate. Il mito machista risulta goffo e fuori tempo, specialmente in Romagna. Tra giovani e “adultescenti” vi sono indicatori che mostrano come sport e ricerca del benessere stiano diventando più importanti di un tempo. Si vanno profilando estetiche meno dissipate e autodistruttive (sebbene i problemi sociali non siano diminuiti). Anche la caratterizzazione “wellness” che la nostra riviera sta sviluppando contribuisce a formare ideali di salute connessi alla bellezza. In fondo è quello che è già accaduto – con la solita esagerazione – negli Stati Uniti, dove ormai bellezza & salute esprimono il valore morale di una persona. Ecco, appunto, cerchiamo di sviluppare questo ideale salutista nato in America con un minor fanatismo. Italians do it better.

(*) docente di sociologia Università di Bologna

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