Populismo oltre il 60%. Perchè?

Perché nel resto del mondo occidentale le forze populiste valgono un terzo dell’elettorato e in Italia il doppio? I due terzi? Perché? Abbiamo analizzato in tanti, ormai, l’effetto sul voto, sui partiti, sui leaders, sulle democrazie, delle tre grandi crisi simultanee: crisi economica, immigrazione, guerre. E la crisi di fondo dell’idea, che è poi diventata ideologia, che il capitalismo e il mercato, vincenti dopo il crollo del Muro di Berlino, fossero virtuosi in sè, si potessero autoregolare, capaci di garantire pace e progressione del benessere, senza politica. Quindi la globalizzazione troppo larga, l’Europa troppo ampia. Con una distanza grande fra attese e realtà.

Ora, tutte queste cose, producono, nel mondo occidentale, i populismi, di destra e di sinistra.

Che valgono il 30% circa, in media, degli elettorati, in Germania, con i neo nazisti di Afd, un po’ di meno, in Francia con la Le Pen e Melanchon un po’ di più, l’Olanda e la Svezia nella media.

In Italia valgono il doppio. Sopra il 60%. Perché?

È una storia lunga. L’Italia è il Paese che ha dato al mondo il fascismo. Che valeva anche più del 60% dell’elettorato. Pochi anni prima del fascismo il massimalismo di sinistra e i movimenti rivoluzionari dilagavano nelle città e spaventavano i ceti borghesi, occupando, spesso con la violenza, le fabbriche e le campagne.

Due grandi fughe di massa dalla realtà. Nello spazio di pochi anni. Con veloci cambi di fronte. Poi, dopo la guerra, il Fronte Popolare, fortemente legato ad una potenza straniera, ha rischiato di vincere le elezioni. Poi abbiamo avuto il più forte partito comunista d’Occidente. Con legami profondi fra il pensiero di Marx e il totalitarismo di Rousseau. Uno vale uno. Più di un terzo dell’elettorato. E il partito dell’Uomo Qualunque. E un partito erede del partito nazionale fascista. E poi il 68 più lungo d’Europa. I movimenti extraparlamentari e il terrorismo, di destra e di sinistra, diffuso, dalle fabbriche alle redazioni dei giornali.

Fughe dalla realtà.

La normalità e la responsabilità democratica sono state eccezione e non regola, in 150 anni di storia.

Giolitti e Turati, poi l’Unità Nazionale, dopo la guerra, le maggioranze a guida democristiana e laico-socialista.

L’Italia è l’unico Paese in Europa che ha visto vincere, dopo il crollo del Muro di Berlino, gli sconfitti della storia. Gli eredi del fascismo e del comunismo.

Solo in Italia, c’è stata Tangentopoli! Una rivoluzione violenta che ha spazzato via i partiti che avevano garantito decenni di normalità, pur con errori, contro coloro che fuggivano dalla realtà. Dopo il crollo del Muro ci furono inchieste anche su Kohl e Mitterrand. Ma non assunsero il fenomeno di una (falsa) rivoluzione politica. In tutti i Paesi, al di qua del Muro, si faceva uso di finanziamenti illeciti alla politica. Solo da noi si è fatto un uso politico della giustizia!

Solo in Italia si è realizzata una alleanza fra Procure e giornali per abbattere gli avversari politici per via giudiziaria.

Durante Tangentopoli agivano due Pool, quello di Mani Pulite e quello di quattro giornali, Unità, Corriere della Sera, Stampa e Repubblica, che alle 8 di sera si coordinavano per orientare le notizie. Come hanno riconosciuto Antonio Polito e Piero Sansonetti, vice di un Veltroni che ancora pontifica, insieme a Mieli, Mauro e Scalfari.

Solo in Italia un partito, il più grande Partito comunista d’Occidente, ha costruito sulla questione morale, la sua presunta diversità morale, che ha partorito molti figli e il moralismo che è diventato giustizialismo, che, sfuggendo di mano, ha gonfiato le vele del populismo.

E dopo Tangentopoli abbiamo avuto Berlusconi e l’antiberlusconismo. Che hanno alimentato la cultura del nemico.

E si sono spalancate le porte, dopo e insieme a Tangentopoli, a un racconto, falso, dell’Italia Paese più corrotto al mondo. E al prevalere del potere giudiziario e della cultura del sospetto e dell’invidia sociale.

Sino al populismo, a doppia velocità, odierno. E un Paese, e noi, chi più e chi meno, perennemente in fuga dalla realtà.

(*) già Parlamentare

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