Castel Bolognese, sequestrati beni per un milione a pregiudicato indagato anche da Falcone

CASTEL BOLOGNESE. Si chiude con il sequestro di “beni mobili ed immobili del valore complessivo di oltre un milione di euro” l’operazione Dioniso condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Bologna. Il sequestro, spiegano le Fiamme gialle, riguarda “un pluripregiudicato di un 58enne di Castel Bolognese, in provincia di Ravenna, la coniuge di 55 e la madre di 82.

I sigilli riguardano “rapporti bancari, due auto, un’abitazione, un’autorimessa, un fabbricato per lo svolgimento di attività agricole e terreni nel Comune di Faenza”. Il provvedimento, disposto dall’Ufficio Misure di prevenzione del Tribunale di Bologna ed eseguito dal Gico del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Bologna, arriva al termine di “complesse indagini di condotte ai sensi del Codice Antimafia su delega della Procura di Ravenna” che, come si legge nel dispositivo, “hanno consentito di acquisire numerosi elementi in base ai quali formulare un giudizio di pericolosità sociale”, dato che che l’uomo è stato indagato e arrestato più volte dal 1977 al 2014 per traffico di stupefacenti, a volte “in concorso con soggetti pluripregiudicati del territorio emiliano-romagnolo, ma anche in ambiti più vasti ed aventi legami con la criminalità organizzata”.

Tra il 1985 e il 1986, infatti, il 58enne fu anche indagato, “insieme ad altri sodali appartenenti a Cosa nostra, nell’inchiesta Iron Tower, condotta dal giudice istruttore di Palermo Giovanni Falcone e finalizzata alla repressione di un vasto traffico di droga tra la Sicilia e gli Stati Uniti”.

L’approfondimento della posizione personale e patrimoniale dell’uomo, esteso anche ai familiari, ha quindi permesso di “far emergere, a fronte di un’impressionante sequenza di precedenti penali e di polizia a suo carico (traffico di sostanze stupefacenti, furto, estorsione, ricettazione), anche la disponibilità di una serie di beni di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dal nucleo familiare”. In sostanza “è stato dimostrato, si legge ancora nel provvedimento, come …gli acquisiti mobiliari ed immobiliari, direttamente o indirettamente riconducibili al 58enne sono stati resi possibili grazie ad una rilevante disponibilità di denaro contante e gli incrementi patrimoniali si sono concentrati in un arco temporale in cui l’uomo è risultato pienamente inserito nel circuito criminale dedito principalmente al traffico di stupefacenti”.

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