Abbiamo perso il valore del silenzio. Tacere per meditare, per riflettere, per pensare, soprattutto prima di parlare e giudicare. Nell’agone politico è (era) previsto il silenzio alla fine della campagna elettorale, il giorno prima di recarsi alle urne. Ma ormai solo sulla carta. Se anche tacciono i leader (sono vietati i comizi ufficiali), non lo fa la loro schiera di fans e addetti alla comunicazione. E il comizio “vietato” prosegue senza sosta sui social. Negli stadi è frequente che il minuto di silenzio per ricordare un personaggio scomparso sia disturbato da cori o altro. Le gaffes dei ministri per la frenesia di mettersi in mostra sono ormai all’ordine del giorno. Ma è nella vita di tutti i giorni che si sente di più la mancanza del silenzio. Soprattutto di fronte alle tragedie. Dobbiamo subito giudicare, colpevolizzare qualcuno e far sapere che noi siamo migliori di altri. Non abbiamo tempo per pensare a quello che è successo, per meditare, per astenerci da un giudizio se non sappiamo.

Nel silenzio siamo costretti ad ascoltare noi stessi. Forse, visto quello che diciamo, non abbiamo voglia neanche noi di ascoltarci e allora parliamo…

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SILENZIO

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