L’unica morte che si poteva evitare

Una bambina di tredici anni muore a Rimini sconfitta da una terribile malattia. Una mamma di 39 anni stroncata da un malore a Bellaria Igea Marina mentre si trovava alla guida dell’auto. Un ex profugo nigeriano di 31 anni trovato morto in una ex colonia di Cesenatico. Quella di Imo Obinna è forse l’unica morte che non ci commuove, che non piangeremo. Eppure è l’unica morte che forse potevamo evitare. È morto tra il freddo e gli stenti. Era arrivato in Italia con la speranza di rifarsi una vita. Aveva ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Nel primo periodo di richiedente asilo in attesa della conferma dello status di rifugiato era stato ospite di una struttura cesenaticense ora chiusa. In estate era riuscito addirittura a trovare un lavoro. Ma poi la rete dell’accoglienza si inceppa. Sono sempre meno le cosidette strutture di secondo livello che possono ospitare le persone in attesa di una sistemazione fissa dal punto di vista lavorativo e abitativo. Sprar è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Un sistema gestito dagli enti locali per non abbandonare i richiedenti asilo una volta che hanno ottenuto il permesso di restare in Italia. Ed è il sistema che il decreto Salvini mette in discussione. Ma senza una rete di protezione che garantisca quell’“accoglienza integrata” con interventi “che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico” (il compito dello Sprar) le persone diventano invisibili. E gli invisibili si ritrovano in strada, in cerca di rifugio magari in un’ex colonia. E quando gli invisibili muoiono non ci commuovono. Tutti ci auspichiamo che la medicina faccia sempre più passi da giganti per evitare tragedie come quelle della tredicenne riminese e della mamma di Bellaria. Ma dobbiamo augurarci che anche la politica faccia passi da gigante (e non all’indietro) per evitare tragedie come quella di Imo. L’unica morte che si poteva evitare.

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