RAVENNA. Erano naufragati in Brasile la notte di Natale di sette anni fa e a bordo della loro barca la polizia aveva trovato 307 chili di cocaina pura al 90 per cento. Erano stati arrestati, processati e liberati in forza di un’assoluzione in primo grado arrivata dopo sette mesi di carcere. Dal 2012 lo skipper cervese Davide Migani e la ex fidanzata forlivese Giorgia Pierguidi sono a casa in Romagna. Da qui hanno visto ribaltare la sentenza che di fatto li aveva scagionati dall’accusa di traffico internazionale di droga, diventando latitanti. E sempre da casa, ora, a migliaia di chilometri dalle coste di Aracajù, saranno informati della chiusura del terzo grado di giudizio, che nei giorni scorsi ha aggiornato la condanna a 17 anni e 6 mesi per il 49enne e 10 anni, 10 mesi e 20 giorni per la 42enne.

Mandato di cattura

Per i due romagnoli le procedure per il mandato di cattura internazionale erano già state avviate dal tribunale federale dello stato del Sergipe all’indomani dell’appello, durante il quale l’accusa aveva chiesto rispettivamente 33 e 19 anni. Per Migani il verdetto di colpevolezza emesso dalla Corte del Tribunal Regionale Federal era arrivata a 20 anni. Non era seguita però alcuna azione nei confronti dei due italiani, non essendo ancora arrivata una condanna definitiva, che per la giustizia brasiliana giunge dopo quattro gradi di giudizio. Ciò non toglie però peso all’ultima sentenza del Superior Tribunal de Justiça, una sorta di Cassazione italiana alla quale si erano rivolti i due imputati assistiti dagli avvocati Emanuel Messias Oliveira Cacho e Anna Cecilia Andrade Cacho.

Il naufragio

Così, sull’onda dei tempi della giustizia carioca, sono trascorsi ormai sette anni dal fatidico naufragio del 2011. Quella notte di Natale, l’Ornifle, la barca a vela condotta dallo skipper con a bordo la ragazza forlivese, si era arenata imboccando la foce di un fiume. Dopo essersi messi in salvo su una zattera di salvataggio, Migani aveva sparato un razzo d’emergenza, richiamando l’attenzione della polizia. A bordo dell’imbarcazione era stato scoperto il carico di cocaina purissima divisa in 280 panetti, del valore di 15 milioni. I due membri dell’equipaggio erano stati subito arrestati e portati in carcere, vivendo, durante i mesi di detenzione anche una violenta sommossa innescata dai carcerati.

La testi difensiva

Migani e la Pierguidi si erano sempre dichiarati innocenti, ribadendo un ricostruzione dei fatti ben diversa: accortosi solo poco prima del naufragio che qualcuno a sua insaputa aveva riempito lo scavo di droga, lo skipper cervese era stato minacciato da altri presunti e non meglio identificati membri dell’equipaggio, che gli avevano mostrato anche foto di familiari a lui cari per convincerlo a portare a termine la tratta. Migani aveva quindi deciso di simulare il naufragio per evitare i rischi che quel viaggio da narcotrafficanti in erba avrebbe potuto comportare.

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