Il nuovo attacco ai giornali

Non sono certamente rivolte al Corriere Romagna le accuse del vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio e dell’ex deputato Alessandro Di Battista, “giornalisti infimi sciacalli”, “pennivendoli e puttane”, scritte sui social network un istante dopo la sentenza di assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi. Altrettanto certamente, però, espressioni così brutali hanno il potere di diffamare un’intera categoria di lavoratori, diffondere odio sociale e allontanare ulteriormente i cittadini dall’informazione, componente fondamentale di una democrazia. Annunciare nello stesso post una “legge sugli editori puri” perché “la vera piaga di questo Paese è la stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente”, fa apparire il leader del Movimento cinque stelle mosso unicamente da un sentimento di vendetta. Chi ha giurato sulla Costituzione repubblicana dovrebbe conoscere l’articolo 21, che sancisce il dovere di informare e il diritto di essere informati, dovrebbe rispettare la libertà di stampa e accettare, dall’alto del proprio potere, di essere anche criticato. Non dovrebbe neppure sognarsi di potere alterare o addirittura piegare il lavoro della categoria dei giornalisti attraverso una legge scritta al fine di ottenere un proprio tornaconto elettorale.

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