«Palpeggiate durante la ricreazione». Bidello a processo per violenza sessuale

RIMINI. È accusato di aver palpeggiato almeno due studentesse minorenni che frequentavano l’istituto dove lui lavorava come bidello. L’uomo, un cinquantaduenne residente a Rimini (difeso dall’avvocato Giovanna Ollà), è stato rinviato a giudizio per i reati di violenza sessuale, aggravato dal luogo dove sarebbero avvenute le molestie e dal proprio ruolo, adescamento di minori e minacce. Andrà a processo a partire dal 15 gennaio 2019: sebbene si professi innocente, rischia una pesante condanna. Le due giovanissime che lo accusano (nel capo di imputazione si fa riferimento al probabile coinvolgimento di altre allieve non individuate), non si sono costituite parte civile. I fatti, ripetuti nel tempo stando all’ipotesi accusatoria, risalgono al periodo compreso tra ottobre 2015 e aprile 2017, anni nei quali le presunte parti offese frequentavano un istituto professionale legato a un’associazione (non si evidenziano altri dettagli per non rendere neppure indirettamente identificabili le ragazze). Le studentesse, una delle quali non ancora sedicenne all’epoca dei primi episodi contestati, al pari di altri compagni e compagne di corso aveva l’abitudine di parlare e scherzare con il collaboratore scolastico al termine delle lezioni o durante la ricreazione. Un rapporto amichevole, senza altre implicazioni, che però l’uomo, almeno secondo l’interpretazione della procura, avrebbe inteso diversamente. Il cinquantaduenne avrebbe dimostrato una predilezione per la più giovane. Non si sarebbe limitato, però, a scambiare con lei qualche parola durante le pause, ma le avrebbe fatto dei complimenti , dapprima “innocenti”, poi più “pesanti”. L’accusa di adescamento nasce dall’aver mostrato alla minore una sua immagine sul cellulare che lo ritraeva in mutande, accompagnando la visione con commenti inappropriati: allusioni sessuali e apprezzamenti volgari. Durante la ricreazione, al momento di far rientrare in aula le ragazze, il bidello avrebbe approfittato per allungare le mani, palpeggiando il sedere, i seni e le parti intime in maniera «insidiosamente rapida – secondo quanto si legge nel capo di imputazione – tanto da impedire qualsiasi tentativo di resistenza e superare la volontà contraria delle vittime». Una situazione alla quale hanno deciso di dire basta, avvertendo le autorità. Il bidello, che nel frattempo ha perso il proprio incarico all’interno dell’istituto, sospetta che le studentesse abbiano orchestrato una sorta di vendetta per i suoi rimproveri. Una delle due lo ha anche accusato di averla minacciata in più occasioni con frasi del tipo: «ti butterei giù dal muretto» o «ti picchio». Episodi da approfondire e chiarire: il Gip Benedetta Vitolo, nelle scorse settimane, ha infatti optato per il rinvio a giudizio.

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