Migranti e accoglienza Lo scrittore Eraldo Affinati visita la “sua” scuola d’italiano La “Penny Wirton” si ispira al modello diffuso ormai in tutta Italia

FORLÌ. Il precursore fu tanti anni fa Pierantonio Zavatti che, non a caso, domani pomeriggio sarà tra gli intervenuti all’incontro che la scuola di italiano per stranieri “Penny Wirton” ha organizzato con Eraldo Affinati, noto scrittore fondatore insieme alla moglie Anna Luce Lenzi dell’esperienza che – approdata anche a Forlì – porta il nome del protagonista del romanzo per ragazzi scritto nel 1948 da Silvio D’Arzo.

«Siamo entusiasti di accogliere Affinati, che ha dato il via a questo modello di integrazione per stranieri ormai diffuso in oltre venti città italiane – sottolineano Massimo Tesei e Liana Gavelli, marito e moglie coordinatori del presidio educativo forlivese – e allo stesso tempo ci fa piacere avere con noi l’amico Pierantonio Zavatti che organizzò in città la prima scuola di italiano».

«Anche noi – proseguono i promotori dell’incontro in programma domani alle 17.30 al Centro per la pace di via Andrelini, durante il quale Affinati presenterà il suo ultimo libro “L’uomo del futuro” – abbiamo una esperienza che risale al 1990 quando, con una decina di volontari, demmo vita ad una scuola per insegnare la nostra lingua ospitata nei locali dell’allora Circoscrizione 5 in via Curiel. Pensate che in quegli anni gli stranieri a Forlì erano in tutto 250. Per gestire le lezioni ci aiutarono anche alcuni ragazzi delle Magistrali. Esperienza positiva che, dopo aver ripreso la scuola nel 2011 insieme alla compianta Maria Letizia Zuffa, stiamo avendo ora con i giovani universitari». Dopo aver fondato il gruppo “Forlì Città Aperta”, Tesei e la moglie hanno deciso di riprendere la scuola, ospiti della parrocchia di Ravaldino.

«Il primo anno avevamo 10-12 studenti – ricordano – poi nel 2012 ci siamo trasferiti al Centro per la pace di via Andrelini». Le lezioni, due alla settimana, iniziano ai primi di ottobre per protrarsi fino a maggio. Il fatto che siano programmate la mattina permette di far venire donne insieme ai loro bambini piccoli. «E in ogni caso ci siamo coordinati con le altre scuole cittadine – ricorda Liana Gavelli – per fornire un servizio che possa intercettare tutte le esigenze dei migranti che vivono a Forlì». Poi la scintilla e l’incontro con il 60enne scrittore romano. «Abbiamo sentito in televisione una sua intervista nella quale parlava della scuola fondata con la moglie otto anni fa. Siamo andati a trovarlo a Roma e abbiamo deciso che da quest’anno anche le nostre lezioni sarebbero rientrate nell’esperienza della “Penny Wirton”».

«Siamo tutti volontari – tengono a sottolineare i coniugi forlivesi – e per il momento l’unica donazione autentica ci è arrivata dal gruppo “Libera” di Forlimpopoli. Ma libri, quaderni e penne non mancano». Dietro i banchi tanti giovani, anche di 18/19 anni e donne, alcune delle quali ancora analfabete. La classe è un mappamondo: asiatici, africani, medio orientali. «La novità di quest’anno – conclude Tesei – è la massiccia presenza degli studenti di Scienze politiche, tutti fuori sede, che si sono perfettamente integrati con i loro coetanei stranieri. Noi ci auguriamo che anche i giovani forlivesi possano in futuro collaborare. Questa è una esperienza di autentica integrazione: gli studenti diventano di fatto una famiglia allargata, tanto che li accompagniamo spesso dal dottore o negli uffici pubblici. Insomma, li aiutiamo a costruirsi la loro nuova vita».

Gaetano Foggetti

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