Forlì, canapa light fuorilegge, la Polizia sequestra 73 kg

FORLI’. Ben 73 chili di canapa light non in linea con le normative sono stati sequestrati dalla Polizia di Forlì in esercizi commerciali della provincia. Si tratta di infiorescenze, del valore di circa 750.000 euro, che sono state sequestrate a seguito di alcune perquisizioni nei confronti dei rappresentanti legali di tutti i negozi e rivendite di canapa light del territorio. L’operazione è scaturita dalle indagini dei poliziotti della Squadra mobile che ha permesso appunto di verificare la presenza, all’interno degli esercizi commerciali, di infiorescenze non corrispondenti alla normativa vigente sulla vendita di questi prodotti.

Le reazioni delle aziende: “la politica chiarisca”

In riferimento ai sequestri disposti stamani dalla Procura di Forlì, che ha coinvolto molti gli esercizi della provincia romagnola che commercializzano prodotti a base di cannabis light, CBWeed, una delle principali aziende italiane attive nella filiera di canapa sativa, si dichiara amareggiata e chiede ai legislatori una normativa chiara, con regole certe e senza le quali è “impossibile lavorare”.

“Per nostro conto non abbiamo mai, neppure una volta, disatteso la normativa vigente, attenendoci sempre a quanto prescritto dalla L. 242/16 e dalla L. 309/90. A quanto pare non basta” dichiara Riccardo Ferrini, direttore esecutivo dell’azienda. I nostri prodott, prosegue Ferrini, “sono sottoposti a controlli rigidissimi perché analizzati, a nostre spese, in laboratori specializzati. In questo modo assicuriamo che la qualità della merce messa in vendita abbia elevati standard qualitativi. Non solo; facciamo in modo che i nostri prodotti siano al di sotto del limite previsto dall’attuale legislazione”. 

“Non è possibile che nonostante una legge ad hoc ci si ritrovi, ogni giorno, a combattere con la legge stessa. Perquisire uno o più negozi, requisirne la merce in maniera aprioristica significa uccidere un mercato e di conseguenza il suo indotto. Arrivati a questo punto non possiamo chiudere gli occhi. Pretendiamo dunque che le istituzioni ci indichino la strada, affinché non si verifichino più avvenimenti del genere. Se c’è un vuoto normativo che genera confusione e lascia spazio a interpretazioni estemporanee quest’ultimo va colmato e non spetta certamente a noi che di mestiere facciamo altro. La politica ci dica quindi cosa dobbiamo fare per rendere i nostri prodotti commerciabili e lo faremo senza battere ciglio”.

L’inchiesta

L’operazione “Canapa light” ha visto anche la contestazione di detenzione, vendita e commercializzazione di sostanze stupefacenti-psicotrope senza le autorizzazioni ministeriali previste a 15 persone. Ai titolari dei negozi sono state contestate anche le condotte di pubblicazione e divulgazione all’uso delle predette sostanze. L’inchiesta, che ha visto impegnati 50 agenti impegnati nell’esecuzione al decreto di perquisizione emesso dalla Procura nei confronti dei rappresentanti legali di tutti i negozi e rivendite di canapa light della provincia, ha preso il via dopo una serie di servizi di osservazione da parte della Squadra mobile, che permetteva di verificare la presenza, nei negozi e i distributori automatici, di infiorescenze non in linea con quanto previsto dalla normativa sulla vendita della canapa light. La legge, spiega una nota, prevede che non possano essere cedute e liberamente messe in vendita all’utente le infiorescenze che non abbiano subito un processo di lavorazione o trasformazione o che non abbiano una finalità ad uso esclusivamente ornamentale. La presenza delle infiorescenze, in tal caso, esula dal valore del Thc, anche se inferiore ai limiti previsti dalla legge, ricadendo pertanto nell’ambito della normativa sugli stupefacenti. 

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