FORLI’. «Tutte le mattine pulisco gli ingressi al Duomo e mi è toccato sopportarla per due mesi e mezzo». Il commento di Ivo Giardini, sacrista della Cattedrale, sintetizza l’incredibile odissea burocratica che ha coinvolto la Curia per rimuovere la scritta anarchica comparsa sulla facciata della chiesa la mattina del 16 luglio.

«I responsabili della Curia – spiega Walter Di Nunzio, l’artigiano incaricato di eliminarla – hanno dovuto presentare alla Soprintendenza un progetto di ripristino corredato di relazione e combinazione di colori». Il primo agosto scorso, a due settimane dal danneggiamento della facciata con messaggio e simbolo anarchici, tracciati con una bomboletta spray nera, suscitò ilarità la dichiarazione di Piergiuseppe Bertaccini, in arte Sgabanaza, sentito nell’insolita veste di amministratore del Capitolo della Cattedrale: «Quella mattina, prima ancora che lo sapessero i canonici del Capitolo e il vescovo, qualche zelante cittadino pensò bene di informare subito la Soprintendenza. L’avessero detto a me o al muratore, non saremmo in questa situazione». Bertaccini confessò che gli era parso naturale prendere un bidone di vernice e ricoprire alla meno peggio la scritta, ma fu solo un pensiero: «Non si può – gli risposero da Bologna – quel muro non si tocca». La Cattedrale è vincolata come edificio storico e spetta all’autorità competente decidere come intervenire. Dopo il ripristino sarà anche installata una telecamera attiva 24 ore su 24 sulle porte d’ingresso: potrebbe essere il deterrente decisivo contro i vandalismi.

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