De Castro a Ravenna. “Salvi i fondi europei per l’agricoltura. La Brexit sia un monito per i sovranisti”

RAVENNA. I fondi europei per l’agricoltura sono salvi. La riforma della Politica agricola comune sarà rimandata alla prossima legislatura Ue e la prossima commissione potrà ripartire da capo. Paolo De Castro giunge a Ravenna con questa notizia, maturata da meno di 24 ore. Ieri il vicepresidente della commissione Agricoltura del parlamento europeo ha incontrato gli operatori del settore ad un’incontro a Piangipane organizzato dal Pd proprio sulla Pac e ha potuto rassicurare circa i 135 milioni che ogni anno giungono in Emilia Romagna sotto forma di contributi europei, alcune decine dei quali nel Ravennate. Che sembravano poter essere in discussione, per un taglio lineare del 5 per cento per via della Brexit e dell’emergenza rifugiati.

Paolo De Castro, quindi quei soldi non saranno toccati.

«No, ieri abbiamo definitivamente bloccato la riforma proposta dal commissario Hogan. Si è ritenuto che in mancanza di un quadro economico definito non avesse alcun senso procedere con una revisione strutturale: una variabile importante è data infatti dalla Brexit».

Ma cosa c’era di sbagliato nella nuova Pac?

«L’impostazione di fondo. Al di là del taglio economico, si procedeva ad una rinazionalizzazione nei fatti del settore, che avrebbe riproposto una concorrenza fra stati europei una maggiore burocratizzazione e minor capacità di proteggere i nostri prodotti tipici».

Il mercato comune e la gestione unitaria del comparto agricolo ha aperto molti fronti di mercato, ma ora sembrano andare di moda più i dazi che gli accordi internazionali. In questo scenario l’agricoltura romagnola che prospettive ha?

«Nonostante il quadro esistente, molti accordi stanno procedendo. Mi aspetto un grande protagonismo romagnolo nel mercato vitivinicolo in Giappone, dove prima si pagava il 14-18 per cento di tasse e ora sono state abbattute grazie all’Ue. Le regole fitosanitarie hanno trovato una sintesi per l’entrata dei prodotti italiani in Cina: con le arance ce l’abbiamo fatta, ora stiamo lavorando sul kiwi che per la Romagna è strategico. Poi c’è il fronte statunitense, dove i problemi tecnici su mele e pere sono superati, ora c’è la barriera politica. L’ascesa di Trump ha davvero cambiato gli equilibri.

Ritiene che la prossima commissione potrebbe essere di stampo sovranista e magari accentuare la rinazionalizzazione sventata nella Pac?

«I sovranisti sono oggi al 15 per cento, possono arrivare a un po’ più del 20. Le forze europeiste vedranno una variazione degli equilibri interni, con un rafforzamento dell’Alde e dei Verdi a discapito di Pse e Ppe. Ma non avremo nessuna commissione sovranista».

Secondo lei le forze europeiste su cosa dovrebbero puntare?

«Dovremmo spiegare che abbiamo bisogno di più Europa. E il più grande spot ce lo fornisce il Regno Unito. In che pasticcio epocale si sono infilati con la Brexit? E’ sotto gli occhi di tutti».

A Ravenna c’è inquietudine per la lettera giunta da Bruxelles secondo cui le Autorità portuali dovranno essere assimilate a enti privati, quindi impossibilitate a ricevere contributi pubblici…

«A tal proposito mi sono già incontrato con il presidente dell’Ap ravennate Daniele Rossi. E’ corretta la battaglia che si sta conducendo e non è troppo diversa da quella relativa alla Bolkestein. Dobbiamo affermare che non si possono imporre cambiamenti repentini e che portano alla distruzione di ricchezza»

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