Misano, impatto da urlo: «Muoviamo l’1,9% del Pil di Rimini e provincia»

MISANO. Un impatto economico pari a 162 milioni di euro sulla provincia di Rimini con ben 281 giorni di attività. Una manna per gli hotel con 710mila camere vendute (3,4% delle presenze) e un giro di affari di 62,5 milioni di euro, ma anche per tutto il settore extra alberghiero. Sono numeri imponenti quelli del Misano world circuit nel 2018, certificati da uno studio di Trademark Italia, con un “peso” pari a 8,7 miliardi di euro, l’1,9% del prodotto interno lordo della provincia di Rimini.

A svelare il segreto del successo è Luca Colaiacovo, presidente della Santa Monica Spa, la società del Gruppo Financo di Gubbio (capofila Colacem) che controlla l’autodromo misanese.

Colaiacovo, come è nata questa avventura?

«Abbiamo iniziato oltre 25 anni fa, in maniera anche un po’ casuale. Io e la mia famiglia siamo titolari della Colacem, azienda che produce cemento e calcestruzzo. Volevamo allargare il nostro raggio di azione con alcune acquisizioni: vecchie centrali di calcestruzzo soprattutto per la distribuzione. Fra queste ditte ce n’era una a Misano che accusava sempre perdite. Siamo andati a verificare di persona e abbiamo scoperto che cresceva sui terreni dell’autodromo di Santa Monica. Così abbiamo cercato di capire come si sarebbe potuto interagire con il territorio. Alcuni volevano dismettere l’autodromo e trasformarlo in un’arena per gli spettacoli, un progetto sbagliato visto che la costa era pienissima di eventi. Si trattava solo di collegare meglio la pista al mondo dei motori».

Poi cos’è successo?

«Abbiamo introdotto una gestione manageriale e, soprattutto negli ultimi cinque anni, siamo cresciuti moltissimo. Merito del nuovo direttore, dell’ingresso di tanti giovani, del marketing, della collaborazione con il territorio. Poi c’è la passione che però è solo una parte del lavoro. Una volta ero motociclista, eppure non ho mai girato in moto sul circuito (in auto e in scooter sì, ndr): appassionato non vuole dire campione».

State crescendo a vista d’occhio…

«Era andata bene anche nei primi anni in cui la MotoGp è sbarcata a Misano. Dieci anni dopo, però, i clienti sono completamente diversi. Se un tempo erano i genitori che, affascinati dal motore a scoppio trascinavano i figli più legati a motorini e miscela, oggi l’avvento degli smartphone ha cambiato tutto. Comunichiamo molto tramite internet, i ragazzi sanno che possono venire a divertirsi senza sporcarsi; possono partecipare a uno spettacolo e conoscere il Parco dei motori».

Quanto vale il Misano world circuit per la Riviera?

«Abbiamo commissionato uno studio a Trademark Italia, non per trasmettere numeri, ma proprio per capire quale fosse l’impatto del nostro autodromo sull’economia. Abbiamo scoperto che muoviamo quasi il 2% del Pil con manifestazioni sempre più interessanti e indubbi benefici per il turismo. La “certificazione” di Trademark è un grande stimolo: siamo pronti a entrare in una nuova era».

Qual è il vostro fatturato?

«Oggi il Misano world circuit fattura 16 milioni di euro, cifra che arriva a 25 milioni con l’attività di molte aziende specializzate che operano all’autodromo. Lavoriamo 281 giorni all’anno, per ciò è importante che il territorio ci segua».

In quale modo?

«Noi investiamo continuamente nel circuito: la pista, il paddock, la sicurezza. Posso anticipare, ad esempio, che via Simoncelli, che migliorerà il collegamento da Misano a Riccione, sarà pronta entro giugno. La Riviera, però, deve darci una mano: è importante che gli hotel investano ogni anno sulle loro strutture, soprattutto chi ha alberghi di proprietà. Lo stesso vale per ristoranti, bar e per tutte le strutture dell’accoglienza. Perché i nostri clienti vengono al circuito ma poi si vogliono godere il territorio: c’è chi resta due o tre giorni ma anche chi allunga la vacanza all’intera settimana. Non bisogna mai abbassare la guardia: l’obiettivo è migliorare la clientela».

Pensavate di raggiungere un simile livello?

«A Misano c’erano i presupposti giusti, però, la struttura era piccola. È stata l’esperienza a giocare un ruolo fondamentale: capire che l’autodromo è un’azienda particolare e va seguita di persona, come un’industria. Tutte le idee che portiamo avanti sono nostre. Abbiamo un Masterplan, realizzato da esperti del settore, già delineato per i prossimi 20-30 anni, soprattutto sulle infrastrutture. E siamo sempre alla ricerca di nuove opportunità, per non farci cogliere in contropiede».

Esiste un sogno Formula 1?

«Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato soprattutto per bilanciare l’aspetto motoristico: prima eravamo troppo spostati sulle moto. Così abbiamo aumentato le gare di auto, con competizioni pensate anche dalla Santa Monica Spa. Qualche giorno fa ha provato da noi la Toro rosso: la Formula 1 però costa molto e ha un rapporto “smisurato” per la nostra struttura. Dovremmo lavorare di più nel settore auto di alto livello e abituare i clienti a venire qui per le quattro ruote. Poi servirebbero tante altre condizioni. Diciamo che oggi non ci sono i presupposti: basta quello che abbiamo. Ma non è escluso che in futuro ci si possa puntare».

La prossima sfida?

«Migliorare di continuo le infrastrutture del circuito. Lo studio di Trademark è il punto di partenza. Se questo splendido territorio fa quadrato, nei prossimi anni ci potremo divertire: insieme si vince».

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