Tra crociate e smog, diesel in netto calo in Romagna. Crescono ibride ed elettriche

RAVENNA. In parte per gli effetti dello scandalo emissioni scoppiato qualche anno fa, ma soprattutto per la crociata in corso contro i diesel con l’annuncio e poi il dietrofront dello stop alle vetture Euro 4 (316.060 in regione secondo Facile.it, tutte comunque ai box in caso di sforamento dei livello di inquinanti come sperimentato nei giorni scorsi da Forlì a Cesena, da Faenza a Ravenna, da Lugo a Imola e da Rimini a Riccione), anche in Romagna sempre più automobilisti si stanno orientando sulle alternative ai propulsori a gasolio; benzina in primis, ma con metano e soprattutto ibride in forte ascesa e una nicchia che si sta avvicinando all’elettrico, segmento che cresce in modo esponenziale in termini percentuali ma con numeri ancora marginali in termini di vendite.

Sedotti e abbandonati dal diesel

Messo all’indice, il classico “td” che garantisce (o garantiva) lunghe percorrenze e costi contenuti, nei primi dieci mesi dell’anno appare in flessione, come si evince dai dati dell’Unrae: 4.798 le immatricolazioni in provincia di Forlì-Cesena rispetto alle 6.378 dell’intero 2017 e alle 6.404 del 2016. Analogo andamento a Ravenna (dove quest’anno da gennaio a ottobre sono stati immatricolati 5.369 veicoli diesel a fronte dei 7.439 dell’anno scorso e dei 6.987 di due anni fa) e Rimini (3.185 a fronte delle 4.282 immatricolazioni del 2017 e delle 4.269 dell’anno prima).

Un trend che nemmeno le promozioni sulle vendite di fine anno sembrano in grado di invertire, nonostante al momento il gasolio rimanga comunque il propulsore preferito dagli automobilisti.

Poco (in apparenza) importa che i motori Euro 6 di ultima generazione (tra cui l’innovativo R33 testato da inizio anno proprio dalla Volkswagen, la più scottata dallo scandalo emissioni) garantiscano un’impronta ecologica; la strada sembra ormai tracciata da parte di governi e case automobilistiche e il mercato ovviamente si sta adeguando, tanto più che proprio pochi giorni fa una compagnia israelo-australiana, la Electriq Global, ha annunciato di aver creato un carburante che combina i vantaggi di benzina, idrogeno e batterie, per giunta economico e riciclabile.

Il ritorno alla benzina

Col gasolio finito sul banco degli imputati la forbice con le alimentazioni alternative si sta livellando, specie per quanto riguarda i motori a benzina che nell’ultimo biennio, salvo Rimini, trovavano invece un gradimento inferiore rispetto ai diesel a Ravenna (7.439 vetture immatricolate a gasolio nel 2017 contro le 2.998 a benzina, 6.987 contro 2.947 nel 2016) e a Forlì-Cesena (6.378 contro 2.849); nel capoluogo malatestiano invece le proporzioni erano diverse, attorno a quota 4.200 i diesel e 2.600 la verde. Merito anche di sconti e incentivi per i modelli a benzina applicati dalle case che compensano i maggiori costi al distributore, offrendo una proposta di appeal soprattutto per gli automobilisti che percorrono pochi chilometri all’anno. Diverso il discorso per i grandi stradisti considerando i prezzi alla pompa, in Italia alle stelle rispetto agli altri Paesi europei, compresa quella Francia dove i gilet gialli alzano le barricate per il costi, comunque più bassi che da noi.

Romagna a tutto gas

Continua invece ad essere apprezzata in modo uniforme in tutta la Romagna l’alimentazione a gpl. Nei primi dieci mesi del 2018 si attestano attorno a mille le unità immatricolate in ognuna delle tre province, in leggera flessione rispetto ai dodici mesi precedenti solo a Forlì e Cesena (1.187 veicoli contro le 1.653 di un anno fa) e Ravenna (1.095 rispetto ai 1.549 del 2017). Meno marcata la differenza su Rimini con 943 mezzi a gpl a fronte dei 1.221 di un anno fa.

Il metano ti dà una mano

Sarà anche per un potere d’acquisto eroso dall’arrivo dell’euro e dalla lunga recessione, unite ad una capillare rete distributiva e a una crescita in termini di prestazioni, negli ultimi tempi comincia a riguadagnare terreno il metano. Sia a Rimini (499 immatricolazioni) che a Ravenna (721) e Forlì-Cesena (528) in dieci mesi sono già stati superati i volumi dell’intero 2017, che aveva però visto un calo anche drastico – nell’ordine del 50% – rispetto ai dodici mesi precedenti (tranne a Rimini, dove nel 2016 erano state 578 le unità immatricolate).

La svolta ibrida

Sempre più richieste e diffuse sia per i vantaggi economici nell’uso cittadino che per il libero accesso alle ztl sono le ibride, lasciapassare anche in caso di blocchi del traffico per lo smog. Quest’anno in tutte le province romagnole ne sono già state immatricolate più del 2017, raddoppiando i numeri dell’anno precedente. Con 409 veicoli è Ravenna la città in cui la mobilità ibrida sta prendendo più piede; 326 quelle vendute in provincia di Forlì-Cesena, 353 a Rimini. Anche perché ormai ibrido non significa più restare confinati a modelli di nicchia o dal gusto estetico discutibile, visto che questo forma di doppia alimentazione che abbina motore termico e ricaricabile caratterizza veicoli di ogni segmento, ammiraglie e suv compresi, contraddistinti da un design elegante e da dotazioni tecnologiche all’avanguardia.

La scossa elettrica

Sono invece ancora pochissime le vetture elettriche. Eppure sempre dai dati forniti dall’Unrae anche in questo segmento si sta assistendo a una piccola rivoluzione. L’interesse è infatti crescente nonostante l’autonomia sia ancora limitata e la rete di ricarica a macchia di leopardo. Con 18 veicoli immatricolati da gennaio a ottobre in provincia di Forlì-Cesena, la crescita percentuale registrata è enorme se si considera che ne sono state vendute 8 nel 2017 e appena 2 nel 2016. Un trend analogo a quello di Ravenna dove i (9) mezzi di quest’anno sono già più del biennio precedente (3 nel 2016, altrettanti nel 2017) e Rimini dove le immatricolazioni finora sono attestate a quota 11; erano state in tutto 9 negli ultimi due anni.

Sarà questa la mobilità di domani? Presto per dirlo, ma sull’elettrico le principali case automobilistiche stanno puntando molto. L’alternativa altrimenti per non inquinare sarebbe muoversi solo a piedi o in bici, visto che anche buona parte dei mezzi pubblici sono ancora dall’Euro 3 in giù. Ma vuoi per il clima vuoi per le distanze, affidarsi solo alle gambe al giorno d’oggi appare difficilmente praticabile se non per pochi “integralisti a pedali”. Eppure anche sotto questo aspetto gli incentivi hanno spinto qualcuno a farlo. Come i 250 “automobilisti pentiti” che hanno aderito all’iniziativa “Al lavoro in bicicletta” promossa dai Comuni di Cesena e Cesenatico che prevedeva bonus di 25 centesimi a km sul tragitto da casa all’ufficio con un tetto di 2.50 euro al giorno. Un’iniziativa che ha permesso di calcolare un risparmio di 15 tonnellate di Co2 e che verrà replicata nel 2019 e nel 2020. R.W.

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