In Romagna aumentano le superfici coltivate a ciliegio e albicocco, mentre calano quelle di pesco e nettarine; allevare vacche da latte è un mestiere da eroi, mentre a Rimini quest’anno si è prodotto il 70% in meno di olive. Sono alcuni dei dati più eclatanti che si evincono dall’annuale report stilato da Cia Romagna che scatta una fotografia sulle provincie di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

La frutta

«Prosegue il trend di espansione – si legge nel report – della superficie coltivata per albicocchi e ciliegi, lievemente anche quelle di meli e susini, stabile quella del pero. Continua di contro il calo degli ettari di pesco e nettarina per una media tendenziale del 10% annua. Degli oltre 10.600 ettari romagnoli rilevati (circa l’80% dell’estensione totale della regione) le nettarine sono poco sotto 6.900 ettari e le pesche intorno ai 4.300 ettari. Sul versante produzione, rese, prezzi all’origine e redditività il 2018 vede l’albicocco fra le frutticole in maggior difficoltà per quantità, qualità, e Plv deludente a causa della mancanza di prodotto e per i consumi: produzione ridotta di circa il 50% sul 2017 (che è stato un anno di abbondanza) e comunque di un 40% su annate ordinarie».

Per il ciliegio si registra una minor produzione media romagnola (-30% circa) ma alta qualità. È la provincia di Forlì-Cesena che esprime la maggior estensione con oltre 530 ettari sugli oltre 740 romagnoli e gli oltre 2.000 della regione. La Corniola è la varietà che si coltiva prevalentemente nelle colline del cesenate; in flessione di circa il 30% la produzione e prezzi inferiori alle aspettative e al consolidato di questa varietà. Nella coltivazione del melo in Romagna è Ravenna che esprime maggiori estensioni: oltre 1.270 ettari sui 1.600 romagnoli. Il quantitativo della produzione locale è tale da poter essere collocato per quasi tutte le aziende e le mele non dovrebbero generare difficoltà per i coltivatori romagnoli.

«Cala la produzione di pesche e nettarine in Romagna – continua il report – di circa il 15% come media, in linea con il calo a livello regionale (-15%) e nazionale (-16%), mentre l’Europa segna un -8%. Dal punto di vista del reddito è comunque un’annata non critica. Per il susino sembra esserci una debole riscossa. La Romagna, con le province di Ravenna e di Forlì-Cesena, detiene oltre il 60% della superficie a susino presente in regione: oltre 2.740 ettari su oltre 4.100. In Romagna la produzione totale è stimata mediamente in calo di circa il 13%, con un 20% in meno delle cinogiapponesi estive rispetto al 2017. Per le varietà europee si è verificato invece un incremento di produzione di circa il 20%. Le quotazioni all’origine sono state superiori rispetto agli altri anni anche fino a una media di 50 centesimi in più al kg».

La Romagna, con la provincia di Ravenna capofila, rappresenta circa il 90% dell’estensione dell’actinidia a livello regionale: al 2017 la superficie romagnola coltivata era di circa 4.192 ettari (Ravenna 3.470 ettari; Forlì-Cesena 701 e Rimini 21), La produzione complessiva prevista per il 2018 in Romagna sembra inferiore di circa il 10% ed è sotto al potenziale produttivo già da alcuni anni.

Olivicolo

Ottima per qualità la campagna olivicola romagnola dove insistono il 90% degli ettari regionali a olivo. Il riminese esprime la superficie più ampia. Produzione complessivamente in crescita, ma andamento differenziato con un +70% per il ravennate, un +20% per forlivese cesenate e un -70% per il riminese. Sono circa 3.800 le tonnellate di olive prodotte in Romagna, di cui circa 250/280 tonnellate Dop.

Vitivinicolo

Sono circa 24mila gli ettari coltivati a vite in Romagna e la produzione complessiva, nel 2018, è stimata in crescita mediamente del 43% rispetto al 2017, anno eccezionale per la scarsità di uva prodotta che in Romagna raggiunse circa 3,7 milioni di quintali di uva. L’incremento si registra specialmente sulle uve bianche (+25%, e nel 2017 ebbero un calo del 24%), in particolare il Trebbiano di pianura (situazione simile al Veneto), con numeri record e incrementi 2018 sul 2017 anche del 56%. Bene le Albane, che hanno generato prodotti meno strutturati ma più freschi e fruttati.

Più che soddisfacenti i risultati per le varietà a bacca rossa (+18%). Le uve Merlot hanno una buona freschezza aromatica. Ottimo anche il Sangiovese con livelli qualitativi più che buoni e diverse punte di eccellenza. In generale mezzo grado in meno di media rispetto al 2017. Uve Dop in crescita di circa il 25%. Il prezzo all’origine delle uve è in media di 22 Euro/quintale, inferire anche più del doppio rispetto a quello del 2017 (50 Euro/quintale).

Cerealicolo

I cereali maggiormente diffusi in Romagna sono i frumenti, duri e teneri. Nella parte più a sud, nelle colline del forlivese e cesenate, è presente anche l’orzo (3.300 ettari nel 2017, a fronte dei 1.640 e dei 1.300 del ravennate e del riminese), insieme a colture più aride come il girasole e il farro. La produzione 2017 si è rivelata eccezionale per rese e qualità del raccolto dei cerali a paglia. Il 2018 appare altalenante e complessivamente in Romagna la produzione è calata di circa il 17%. Le rese sono state tutte in calo (tranne quelle di mais e sorgo) di circa 15 quintali in meno per ettaro rispetto al 2017.

Ondivago l’andamento per le colture oleoproteaginose: aumenta il girasole, calano soia e colza. Una coltura che sta emergendo è il cece, anche se il meteo non è stato favorevole in quest’annata.

Colture industriali

L’erba medica ha avuto un’ottima produzione di foraggio, qualità buona e mercato in crescita, con andamenti pre-2017 e prezzi interessanti anche per il prodotto disidratato. Risultati deludenti per la barbabietola da zucchero per colpa del meteo sfavorevole e produzioni sotto le aspettative in particolare per il titolo zuccherino. Lo zucchero prodotto è stimato in calo del 48% rispetto al 2017: 228mila tonnellate a fronte delle 400mila.

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