Allarme rifiuti in Romagna: "C'è un deficit di impianti. Vengono stoccati nelle imprese"

Rimini

In Emilia-Romagna c’è un’emergenza legata allo smaltimento dei rifiuti speciali. Il fronte della denuncia è piuttosto compatto e trasversale e mette insieme Confservizi Emilia-Romagna, Confartigianato, Confindustria, Cna, Confcooperative, Legacoop e consorzio Astra. Le associazione nei giorni scorsi hanno espresso la loro posizione durante un’audizione della commissione Territorio in Regione.

«All’origine di questo problema - spiega Luigi Castagna, presidente di Confservizi, l’associazione regionale che riunisce aziende ed enti pubblici che gestiscono i servizi pubblici locali - ci sono la ripresa dei consumi e la chiusura del mercato cinese che assorbiva più dell’80% del materiale plastico già trattato e riciclato. Questa emergenza sta portando alla luce un evidente deficit impiantistico e le imprese oggi si ritrovano a dover stoccare i rifiuti all’interno dei propri magazzini o nei cortili perché i centri di smaltimento sono colmi. Gli impianti di trattamento lavorano al limite della capacità autorizzata».

Questo «ha comportato anche un notevole aggravio di costi per lo smaltimento, in alcuni casi duplicati, visto che le aziende che operano in questo settore sono costrette ad affidarsi a impianti esteri, specie in Germania».

Gli impianti e i numeri

Gli impianti di incenerimento in Emilia-Romagna sono otto: a Coriano in provincia di Rimini, Ferrara, Forlì, Granarolo Emilia in provincia di Bologna, Modena, Piacenza, Ravenna e Parma. Sedici invece le discariche. A queste vanno poi aggiunti i 386 impianti di recupero di materia ai quali se ne aggiungono altri 125 presso le attività produttive, 7 impianti di compostaggio e digestione anaerobica, 38 di recupero di energia collocati in attività produttive, 71 di trattamento chimico, fisico e biologico e, infine, 150 di stoccaggio per un totale regionale di 814.

Tutto esaurito

Secondo gli operatori gli impianti di smaltimento sono quindi al limite. E, a sentire Confservizi, la situazione paradossalmente sarebbe dettata, in parte, anche dalle stesse buone abitudini dei cittadini emiliano romagnoli. «Anche spingendo la differenziata oltre l’80%, secondo recenti studi, resterebbe una quantità di rifiuti che non converrebbe differenziare ulteriormente perché i costi sono eccessivi. Avremmo quindi un 20% dei rifiuti solidi urbani da smaltire. A questi vanno poi aggiunti quelli generati dal normale sistema produttivo. La situazione è questa: in Emilia-Romagna il piano regionale aveva pianificato la possibilità di un piccolo decremento di rifiuti speciali che non è avvenuto. A questo si aggiunge che l’impiantistica è in ritardo e i rifiuti si stanno accumulando nei centri di stoccaggio che sono al limite della capienza».

Morale? «Abbiamo bisogno di discariche o termovalorizzatori», continua Castagna. Al netto del risvolto ambientale tutto da discutere sarebbe comunque una via non veloce da percorrere. Resta però l’emergenza da affrontare. Come? L’associazione che raggruppa i gestori dei servizi pubblici locali, da Hera a Iren, ha due proposte. «La prima: incrementare del 5% la capacità dei centri di stoccaggio (non è una soluzione ma consente di svuotare almeno le aziende). La seconda richiesta: facciamo lavorare gli impianti di termovalorizzazione dando loro una maggiore capacità di trattare rifiuti».

A dare uno spaccato della situazione è Boris Pesci, direttore di Astra, consorzio che si occupa di trasporto e smaltimento di rifiuti, e gestione di impianti di recupero. «Ne abbiamo 24 in regione, con una capacità di 500mila tonnellate. Recuperiamo oltre l’80% dei rifiuti che passano dai nostri impianti di stoccaggio. Se quel 20% che avanza non riusciamo a portarlo in discarica dobbiamo chiudere i cancelli. Ma ora è tutto saturo: discariche, inceneritori. E tutto resta negli impianti o nelle aziende. Insomma, è una discarica totale».

Una situazione critica discussa anche in Regione nei giorni scorsi durante un’audizione della commissione Territorio convocata dalla presidente Manuela Rontini (Pd). «Ho ritenuto doveroso ascoltare le parti coinvolte - dice Rontini -. La politica non può nascondere i problemi sotto al tavolo. Il nostro ruolo è mediare e trovare soluzioni, una di queste potrebbe essere dare un canale preferenziale ai rifiuti speciali che arrivano dalle imprese regionali».

La Regione

L’assessore alle Politiche ambientali dell’Emilia-Romagna, Paola Gazzolo, rassicura: la Regione farà il possibile. «Abbiamo ben presente il problema e siamo al lavoro per arrivare il prima possibile a una soluzione che garantisca le nostre imprese. Sullo smaltimento dei rifiuti speciali - che, va ricordato, avviene in regime di mercato - anche in Emilia-Romagna stiamo iniziando a scontare la carenza di impianti a livello nazionale oltre al fatto che altri Paesi, a cominciare dalla Cina, stanno smettendo di smaltire rifiuti provenienti dall’estero. Scenario al quale si aggiunge la totale assenza di strategia da parte del Governo. Da qui, aspetto cruciale, un’impennata dei prezzi che ostacola ulteriormente soluzioni automatiche. È bene ricordare che siamo fra le poche Regioni a fare programmazione sulla gestione dei rifiuti, anche speciali, in termini di fabbisogni stimati, e completamente autosufficienti per quanto riguarda gli urbani e quelli non a libero mercato; con una raccolta differenziata prossima al 65% e con un Comune su tre arrivato già al 73% intendiamo comunque garantire alle nostre aziende le necessarie condizioni per poter operare».

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