CESENA. L’ultima scoperta, ancora da mettere a punto, è un insetto parassitoide della fastidiosissima cimice asiatica. Se l’insetto-amico porterà risultati, il nome di questa azienda sarà sulla bocca di tutti. Stiamo parlando di Bioplanet di Cesena, la biofabbrica nata agli albori della diffusione dell’agricoltura biologica, che si occupa dell’allevamento massale e della commercializzazione di insetti e acari utili, denominati anche “ausiliari”, predatori e parassiti (dizione corretta: parassitoidi) di insetti e acari dannosi.

«Al centro della nostra azione – spiega il responsabile Stefano Foschi – c’è la diffusione della lotta biologica, in alternativa ai metodi di difesa fondati sulla chimica di sintesi. Per questo siamo diventati la prima azienda in Italia nella produzione di organismi utili per la difesa biologica delle colture. I nostri prodotti vengono usati soprattutto in orticoltura e nel florovivaismo, ma anche nelle colture in pieno campo, in frutticoltura e nel verde ornamentale. Operiamo sul mercato nazionale ma oltre il 60 % del nostro fatturato scaturisce dall’attività sul mercato internazionale, con particolare interesse per Spagna e Grecia».

Un insetto fastidiosissimo

Negli ultimi tre anni la cimice asiatica, che si differenzia dalla più comune cimice per il colore scuro invece che verde, ha causato ingenti danni in diverse zone del nord Italia e dall’anno scorso è giunta anche in Romagna. È un insetto che resiste a tutti i trattamenti chimici ammessi e si adatta a qualsiasi coltura.

Ma Bioplanet pare avere un asso nella manica. «Si tratta di Anastatus bifasciatus – spiega Foschi – un imenottero presente in natura a livello italiano che in passato è già stato valutato da diversi ricercatori per la sua capacità di parassitizzare le uova di Halyomorpha halys. Nel nostro caso, raccogliendo campioni di uova di cimice asiatica proprio nel Cesenate, ci siamo accorti che nella nostra zona Anastatus bifasciatus ha mostrato una capacità superiore alle medie finora conosciute di disattivare le uova di Halyomorpha h. Abbiamo effettuato più verifiche e, in tutti i casi, la percentuale di uova parassitizzate è risultata molto alta. Per cui crediamo che questa sia la strada da seguire».

La via da percorrere può essere questa perché, essendo un insetto autoctono, non servono iter particolari e, già dalla primavera 2019, potrebbero iniziare i primi lanci del parassitoide. Ma, nel caso in cui tutto proceda nel migliore dei modi, non si può lasciare l’incombenza solo agli agricoltori.

«Siamo convinti che, per una lotta efficace debba esserci una collaborazione a tutti i livelli – continua Foschi – e per questo abbiamo avviato una serie di confronti anche con l’ente pubblico, Regioni in primis, per perseguire una strada comune di ricerca e di coinvolgimento reciproco, sia nella verifica di risultati, sia nella concreta diffusione territoriale di possibili antagonisti della cimice. Non avrebbe senso e non sarebbe sufficiente coinvolgere i soli agricoltori».

Lotta serrata

Di certo il mondo agricolo, attraverso il supporto delle organizzazioni dei produttori, sarà un canale preferenziale per contrastare la cimice, ma la sua diffusione è così massiccia che sarebbe opportuno concentrarsi con i lanci dell’imenottero non solo sui campi coltivati, ma anche nelle aree verdi adiacenti le coltivazioni, dove la cimice trova rifugio e nutrimento.

Nell’ottica di una lotta serrata, saranno utili i campi cosiddetti “trappola” con colture in cui la cimice trova rifugio, come soia e favino, al pari delle siepi e delle zone spontanee ai margini dei campi.

Il lancio di Anastatus bifasciatus sarà molto utile anche nei frutteti protetti da reti, in cui piccole popolazioni di cimici hanno trovato rifugio oppure sotto serra. Ma l’uso degli insetti utili si sta diffondendo anche a livello hobbistico e non più solo fra i professionisti del settore. Si tratta di piccoli agricoltori, gente che fa l’orto, che non vuole più usare i prodotti chimici di sintesi ma coltivare in biologico.

«L’utilizzo di insetti utili anche nei piccoli orti e nei giardini – continua Foschi – sta prendendo sempre più piede e negli ultimi anni le richieste d’acquisto sono aumentate in maniera evidente. Bioplanet non vende direttamente al dettaglio ma è possibile acquistare i nostri prodotti ordinandoli presso la rete dei nostri rivenditori, dislocati nelle varie zone o operanti on line. In ogni caso le richieste che quotidianamente ci pervengono, ci offrono la possibilità di far conoscere questo mondo agli appassionati e non, per far capire che per la gestione di ciascuna problematica possono esserci varie metodologie di approccio e soluzioni alternative, valide ed economicamente concorrenziali con la chimica, spesso ritenuta erroneamente l’unica via o perlomeno la strada più facile da perseguire».

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