Consar Ravenna compie 40 anni. “La nostra forza è la fiducia dei soci”

Consar Ravenna compie 40 anni. "La nostra forza è la fiducia dei soci"

RAVENNA. La festa per il 40° di Consar ha dimostrato che quella del grande consorzio ravennate di autotrasportatori associato a Legacoop Romagna è una storia di successo. Questo grazie ad alcuni elementi che il presidente Veniero Rosetti elenca con l’orgoglio di chi dal 1989 guida una realtà solida, che guarda al futuro.

Rosetti, se dovesse individuare quali sono i punti di forza del Consar, quali indicherebbe?

«In primo luogo una base sociale che agisce seguendo i propri valori e che è rimasta vicina alla propria struttura anche nei momenti di difficoltà. E poi la struttura stessa del consorzio, cioè i quadri e i dipendenti, persone preparate e oneste. Da questo incontro nasce quella fiducia indispensabile per riuscire a progettare e pianificare».

Consar ha affrontato la crisi e si è rilanciato: come siete riusciti a ottenere questo risultato?

«Abbiamo reagito affrontando le sfide del mercato: invece di fermarsi Consar ha puntato sugli investimenti. Questo è stato possibile per quella fiducia di cui parlavo prima che i soci hanno mantenuto verso il consorzio».

In pratica qual è stata la strategia?

«Abbiamo aperto filiali in bacini di traffico che erano e sono strategici: questo ci ha permesso di ricominciare a crescere e continuare ad assestarci in un contesto economico, quello del dopo 2008, che per me non è ancora uscito dalla crisi. Ed è bene non farsi illusioni altrimenti si rischia di lavorare nel modo sbagliato».

Tornando alla fiducia, i vostri soci hanno voluto testimoniarla in occasione della festa per i quarant’anni.

«Una giornata intensa, nella quale ci siamo confrontati con i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni su temi importanti, in un convegno ospitato al teatro “Alighieri”. Poi abbiamo vissuto un pomeriggio tra di noi che ha ispirato solo commenti positivi. E mi ha fatto molto piacere, così come ho gradito che la squadra di pallavolo maschile di Ravenna, di cui siamo sponsor, ci abbia fatto visita».

In archivio la festa, avete ricominciato a progettare il futuro.

«Il comitato esecutivo del consorzio dovrà mettere a punto il budget 2019, individuando le linee guida dello sviluppo e le politiche di impresa. Da una parte c’è l’esigenza di continuare il consolidamento, dall’altra dobbiamo capire quali siano le opportunità di crescita. Il nostro slogan è “Non possiamo permetterci di dire che siamo arrivati”».

In questa strategia, quanto conta essere una cooperativa?

«La scelta di costituire un consorzio nasce negli anni Sessanta e parte da una volontà politica e sindacale di riunire trasportatori artigiani che erano soggetti alle politiche speculative delle agenzie di traffico. Consar nasce sui valori cooperativi, a cominciare da quello della solidarietà, come realtà che si esprimeva in forma diversa nei confronti del mercato e, allo stesso tempo, che alleviava i problemi del singolo artigiano. Ci siamo presentati sul mercato con capacità e forza competitiva anche nei confronti del sistema imprenditoriale privato, creando per i “padroncini” le condizioni di crescere: ora abbiamo soci che possiedono fino a 30 mezzi».

E tutto questo ha generato altri valori?

«Certo. Ha garantito tranquillità alla base sociale, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti che il mercato può rendere difficili, come i contenziosi per esempio. I soci sanno che possono contare su una struttura che ha saputo in questi anni creare una solidità in grado di generare non solo sicurezza ma anche prospettiva».

Cosa ritiene indispensabile, al di là delle scelte imprenditoriali, perché una realtà come Consar possa dispiegare al meglio le proprie potenzialità?

«Avere istituzioni forti. Se le istituzioni sono solide le aziende sono in grado di svilupparsi. Lo stato di salute di un’azienda dipende anche dalle regole che determinano le condizioni per competere sul mercato. E poi vorrei che cooperazione e mondo artigianale aprissero un tavolo sul tema dell’autotrasporto per discutere le diversità di rappresentanza ma anche come unire le forze per gli obiettivi che queste strutture hanno rispetto al territorio, alla sua economia e alle problematiche nazionali».

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