A Rimini il boom dell’economia circolare. “Dagli scarti del riso si fanno le case”

RIMINI. Anche quest’anno le luci su Ecomondo si sono spente. La fiera più green della kermesse di Italian exhibition group ha visto calare il sipario su stand e convegni proprio ieri sera, ma il suo messaggio non sfumerà con l’arrivederci di visitatori ed espositori. L’economia circolare, centro gravitazionale dell’intera manifestazione, si appresta infatti con passi calibrati ma decisi a entrare a far parte della quotidianità. Cosa si intende esattamente con questa espressione? Alla domanda risponde Sergio Pesaresi, titolare dello studio di architettura eco sostenibile “Logicagotica”, relatore di progetti e iniziative volte a divulgare nelle scuole e tra la cittadinanza la coscienza ecologica e la cultura dell’ecosotenibilità. «Il concetto di economia circolare – spiega – fa riferimento a un modello economico in cui lo scarto finale di un processo diventa la materia prima che alimenta un nuovo processo produttivo. Agli albori, si parlava infatti di cradle to cradle, da culla a culla. Per sottolineare la differenza rispetto al modello dell’economia lineare, quello tradizionale, in cui dalla culla si passa inesorabilmente alla tomba, il classico usa e getta».

La barca che naviga

Il merito di aver conciato il concetto di economia circolare è da attribuire a Ellen MacArthur, velista che nel 2005 stabilì il record mondiale di circumnavigazione in solitaria del globo impiegando 71 giorni senza mai approdare in porto.

Durante la navigazione giunse a una decisiva riflessione: «Il nostro pianeta è come una barca che naviga solitaria in mezzo all’universo e dispone di risorse limitate». Tornata sulla terraferma, la stessa sviluppò il concetto di economia circolare. «Le sue potenzialità sono davvero grandi – sottolinea Pesaresi – sia per l’ambiente che per le nostre tasche. Si riducono infatti le materie prime e quindi le spese di estrazione. Dentro i nostri smartphone, ad esempio, ci sono materiali pregiati come l’oro, l’argento e metalli rari che vengono perduti quando lo gettiamo o lo abbandoniamo nei nostri cassetti per acquistarne uno nuovo. In un modello di economia circolare i prodotti e i materiali di cui sono costituiti restano infatti nel circolo produttivo il più a lungo possibile». E, prosegue Pesaresi, «una volta entrati nell’ottica circolare ci accorgeremo che i cassonetti della raccolta differenziata altro non sono che miniere dalle quali estrarre materiali preziosi da utilizzare nei nuovi cicli produttivi».

IL RIUTILIZZO

Secondo la logica dell’economia circolare, si possono distinguere due tipologie di scarti: quelli biologici e tecnologici. Questi ultimi possono essere votati al riuso, cioè al riutilizzo dello stesso prodotto più volte, come una bottiglia di vetro o i tappi di plastica che diventano parte integrante degli impianti di depurazione delle acque, come nel caso degli eco-sistemi di Rovereto. Ancora, possono essere convertiti al riciclo, destinando cioè i materiali contenuti in un prodotto ad altre funzioni. «Ad esempio – continua Pesaresi – la gomma degli pneumatici usati viene sbriciolata e utilizzata nell’edilizia per isolare acusticamente gli edifici». «Inoltre – aggiunge l’ingegnere – esiste il cosiddetto upcycle, quando lo scarto finale di un ciclo produttivo diventa la materia prima pregiata di un diverso ciclo di produzione. Il sistema di produzione econyl ne è un esempio: lo scarto di produzione diventa la materia prima di un successivo ciclo produttivo per un nylon di qualità migliore». Anche gli scarti biologici, però possono avere una seconda vita. «Le vinacce esauste, ad esempio, possono diventare eco-pelle, scarti del riso diventano mattoni per costruire case».

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