Con Renzo Serafini le luci si accendono sulle “stelle”

RICCIONE. Le prime lampadine in testa gli si sono accese sul palco ai tempi da chitarrista dei Violet Eves, l’illuminazione vera e propria l’ha avuta nel 2011 e nel giro di sette anni ha decuplicato fatturati e mercato, creandosi una rete di clienti vip da far stropicciare gli occhi.

E, fuor di metafora, illuminazione è veramente la parola più appropriata visto che il 52enne riccionese Renzo Serafini il boom lo ha fatto con lampade e luci. Con la trasformazione dell’azienda familiare di impiantistica nella Renzo Serafini Luce, società artigianale sartoriale in via di nuova trasformazione su scala industriale. La sua è una storia a metà fra design e creatività made in Italy, start up e crescita d’impresa. E’ la storia di un sogno e di una passione trasformati in realtà mettendo a frutto le esperienze sul campo e il genio. La pratica e la teoria.

Serafini, nella seconda metà degli anni ’80 è stato il chitarrista della più raffinata band post punk-new wawe italiana, i Violet Eves. Gruppo elegante amato da Tondelli, che vi aveva fatto suonare alla presentazione di Rimini: i germi del successo di oggi nascono lì?

«Diciamo che sul palco ho maturato l’amore per la luce come quinta teatrale e da palcoscenico e i miei lavori e le mie lampade cercano di ottenere questo risultato. Di ricreare la casa all’interno di un palco. Sono sempre stato musicista e nell’ultimo anno ho anche prodotto il disco di Joe Barbieri e della nostra NicoNote».

Fondamentale nel suo mettersi in proprio si è rivelato poi il lavoro “in casa”.

«Sono stato nell’impresa di illuminotecnica e impiantistica di famiglia per 20 anni e a partite dal 1988-89 ho iniziato a rapportarmi direttamente con gli architetti e i designer. A frequentare i cantieri, maturando quell’esperienza complessiva della materia che oggi mi fa masticare la stessa lingua dei tecnici e mi dà quel qualcosa in più nella progettazione. Soprattutto nel fuori misura. Quando nel 2011 la ditta ha chiuso, ho deciso di continuare in prima persona, di disegnare lampade e luci e sono partito con una mia linea decorativa dai tagli minimali un po’ controcorrente per i tempi. È andata bene e abbiamo fatto breccia».

Facendo registrare una crescita a dir poco impressionante, considerando anche che avete attraversato la crisi economica.

«Siamo partiti in due e il primo anno abbiamo fatto 50mila euro di fatturato, oggi l’azienda nella zona artigianale di Misano Adriatico ha un capannone “MAT factory” con 600 metri di produzione e 700 di loft/show room, 14 dipendenti, una rete di artigiani di tre aziende del territorio che lavorano per noi e ha chiuso il 2017 con un milione e 300 mila euro di fatturato. Abbiamo un nostro catalogo di lampade e realizziamo progetti custom per clienti molto importanti: per il 70% in Italia e per il 30% fuori, ma diversi lavori per il nostro Paese finiscono poi all’estero».

A proposito di questo, è vero che rifiuta le sirene d’oltralpe? Che non ha voluto trasferirsi con la sua azienda a Londra o al limite a Milano e vuole rimanere in Romagna?

«Diciamo che siamo sulla soglia di una trasformazione su scala industriale, ma è un passaggio che vogliamo fare molto bene. Con giudizio. A me interessa continuare a disegnare e progettare e quindi più che cercare produzioni all’estero siamo alla ricerca di partner, private equity e investitori che ci consentano di fare un ulteriore passo avanti».

Nel frattempo ne avete fatti da gigante anche in fatto di apprezzamenti: chef stellati e catene importanti hanno bussato e bussano continuamente alla vostra porta. Quali le ultime novità?

«Non possiamo che essere orgogliosi dei lavori realizzati in tutti questi. Di essere stati scelti ad esempio da Antonino Cannavacciuolo per il bistrot di Novara adiacente al Teatro Coccia (lo abbiamo fatto tutto con il fuori misura), da Gennaro Esposito per il suo “It” a Ibiza e da Luciano Bifulco. Così come del fatto che le nostre luci illuminano punti vendita e bar di catene come Segafredo, Pascucci (abbiamo ultimato in estate quello davanti alla Stazione Centrale di Milano disegnato dall’architetto Marco Lucchi di Riccione) o del gelato gourmet Bertoni in USA e Messico. In uno degli shop più esclusivi di Londra – il Living Space & Partners con negozi a Fulham, Baker Street, Islington a Earl’s Court – le luci in vendita sono solo le nostre. Così come abbiamo fatto noi insieme all’interior design Draga Obradovic il resort di Noto in Sicilia scelto da Chiara Ferragni e Fedez per il matrimonio. Gli ultimi lavori di grande livello sono stati invece due resort cittadini di ultra tendenza (Il Relais San Vigilio a Bergamo Alta e l’Horti 14 in pieno Trastevere a Roma, di fianco all’orto botanico), la catena Road House del gruppo Cremonini (stiamo consegnando in questi giorni uno degli ultimi locali) e una cantina di 2000 metri quadri a Sirmione della famiglia Olivini che produce Lugana e ha progettato una grande apertura-inaugurazione al prossimo Vinitaly».

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