RIMINI. “In vino veritas” sentenziavano i latini. E le idee che cambiano la vita possono nascere proprio così, durante una bella serata a fra amici. E’ il caso di Athena Find, start up che si candida a rivoluzionare il mondo del beverage di qualità attraverso DrinCover (il nome è in realtà ancora al centro di valutazioni), una cover per calici fashion e tecnologica che mira alla champagneria luxury.

Alla regia c’è il 40enne Carmine Vincenti, nativo di Napoli, romano d’adozione ma oramai figlio della Romagna. «Sono qui da 15 anni e al momento vivo a Gradara per motivi di famiglia, anche se la mia casa ideale è Santarcangelo» confessa, rivelando appunto come il prodotto con cui si prepara ad aggredire il mercato internazionale sia nato quasi per gioco a cena.

«Stavo bevendo insieme ad alcuni amici e abbiamo iniziato quasi a sfidarci appunto per gioco sul come poter raffreddare il bicchiere nella maniera migliore evitando che il contenuto si scaldasse. Ecco, il progetto DrinCover ha preso vita proprio da quella serata».

Vincenti, come è passato dall’illuminazione durante il brindisi a una sorta di nuova professione?

«Ho sempre fatto scouting per imprenditori nei settori più disparati, iniziando da una piccola parentesi in ambito sanitario perché papà era medico e poi passando alle telecomunicazioni e all’energia. Ma sono anche uomo di fiducia di varie aziende romagnole e nazionali, per cui curo consulenze e due diligence. Ho in pratica sempre risolto esigenze professionali per altri legando le competenze più disparate. Con la nascita dei miei figli e una nuova filosofia di gioco ritrovata ho deciso di far seguito alla passione di inventare e mi sono addentrato nello studio dei brevetti: ho curato l’idea originaria, messo insieme una rete di persone specializzata in vari settori, mi sono appoggiato a studi nazionali di alto livello e sono arrivato a DrinCover. Grazie anche a Cna e Primo Miglio. La start up che ho creato insieme a tre soci è nata infatti nel settembre 2016, ma la svolta è arrivata nel 2017 con la vittoria del Premio Cambiamenti di Cna: è attraverso lo stesso che abbiamo conosciuto Primo Miglio, ci siamo riconosciuti nei suoi valori etici e siamo entrati nella loro rete».

Entrando un po’ nel merito, di cosa si tratta?

«Di una cover termica personalizzata che si applica al bicchiere, è aperta da un lato e ha un disegno accattivante. Una cover che trasforma il calice di vetro in uno spazio di comunicazione, che consente di mantenere la giusta temperatura della bevanda senza alterare le proprietà organolettiche perché evita il contatto diretto con il calore delle mani e fa anche ottenere informazioni sul prodotto che si sta gustando. Al suo interno può infatti essere fuso un chip programmato sul modello di quello delle carte di credito e, con la tecnologia NFC (Near Field Communication) che consente di ingaggiare fino a 15 informazioni, si possono raggiungere una app sullo smartphone o un sito web che veicola informazioni su quello che si sta bevendo. In questo modo si può sensibilizzazione sulla tracciabilità, fornire suggerimenti sul bere responsabile ma anche mettere a disposizione spazi pubblicitari alle varie aziende. In maniera fra l’altro molto elegante, visto che parliamo di un vero e proprio oggetto di design».

Una caratteristica fondamentale per un certo tipo di mercato.

«Indubbiamente. Per gruppi importanti nel settore luxury in Russia e della champagneria francese che hanno l’esigenza di distinguersi dalla concorrenza l’aspetto fashion è importantissimo tanto quanto la funzionalità. Non a caso i prototipi di Drincover al momento sono in Francia».

Siete a un passo dal traguardo insomma.

«Ci sono stati concessi due modelli di utilità italiana dalla Uibm e un brevetto con relativo design europeo concesso dall’Euripo. Abbiamo fatto delle prove agli ultimi due Vinitaly per vedere il feedback, preso contatti con la Fiera di Verona che ha dimostrato interesse per un’eventuale utilizzazione in degustazioni e concorsi, contattato alcuni produttori e distributori importanti dei prototipi e stiamo come detto sondando il mercato della champagneria francese e quello russo. Siamo fiduciosi in attesa di perfezionare i primi contratti di fornitura e co-business in modo tale da poter avviare finalmente la parte produttiva».

E a che target vi riferite?

«Case vinicole, consorzi dei vini, catering, enti fieristici e di promozione turistica, hotel di lusso, distributori professionali e produttori di calici. Con l’orgoglio di proporre un prodotto davvero tutto made in Italy».

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