Legno, soia e latte Quando la moda è eco sostenibile

RIMINI. L’imprinting viene dalle radici toscane. Dagli anni vissuti fra i colli senesi, con l’orizzonte che si staglia in una natura dai colori pastellati e in paesaggi dalle geometrie che oggi ritornano nel disegno dei suoi filati. In una maglieria innovativa e per certi versi rivoluzionaria. C’è tutta Giulia Brunetti nelle collezioni della Giulia Brunetti Knitwear. C’è la realizzazione di un sogno che si fa anche impegno sociale nel segno della eco-sostenibilità. E’ questa la parola d’ordine della sua start up, figlia appunto dell’adolescenza immersa nella natura e dell’età della maturità spesa a fare esperienza prima sui libri e poi sul campo. In aziende nazionali e all’estero. Il suo stile unico e la scelta di un materiale originalissimo derivano da lì e in neanche un anno le stanno facendo raggiungere risultati incredibili.

Partiamo dal principio: come è arrivata ad avere un’azienda tutta sua ad appena 32 anni?

«Sono sempre stata animata da una passione sconfinata per il disegno e la mia avventura nel mondo della moda è iniziata all’Istituto Internazionale Fashion Designer & Marketing Polimoda di Firenze con la specializzazione in maglieria. Da qui è arrivata la possibilità di intraprendere un percorso lavorativo di 15 anni come designer di maglieria, campionarista e responsabile di produzione per brand importanti come Liviana Conti (vi sono rimasta sette anni), Marras-Interfashion, Terre Alte, Maglificio Da.Ni-Shesso, Parronchi Cachemire e infine Volpe d’Oro a Londra. Poi, al ritorno dal Regno Unito, ho deciso di mettermi in proprio e aprire un’attività tutta mia».

Come ci è riuscita?

«Nel 2017 ho partecipato a Nuove Idee e Nuove Imprese e così ho conosciuto i responsabili di Primo Miglio. Ho presentato loro quello che era il mio progetto – creare collezioni eco-sostenibili e aprire una scuola di maglieria – e oggi posso dire di esserci davvero riuscita: l’azienda individuale è nata infatti il 30 ottobre 2017 e sta festeggiando il primo anno di attività e il 22 novembre inizierò i primi corsi di maglieria in uno studio in via Garibaldi che si chiamerà Spazio Studio e a cui si sono già iscritte alcune ragazze del corso di Costume e Moda dell’Università e altre ragazze che mi hanno contattato per ampliare i propri orizzonti. Tramandare il mestiere, specie in Emilia Romagna che ha grande tradizione in fatto di maglieria ma poche persone che vogliono portarla avanti, era un po’ il mio obiettivo. Ed egoisticamente vorrei farne crescere anche una che poi mi affianchi stabilmente… Nel frattempo, in questi primi dodici mesi posso già vantare due showroom, uno a Firenze e uno a Verona, e quattro negozi multimarca: Alberta Boutique a Pisa, Soul Shop a San Casciano Val di Pesa, Lola Love Atelier a Modena e Zucchi Gioielli in Viale Ceccarini a Riccione. Faccio inoltre parte della Cna Federmoda e del Consorzio Moda in Italy che si occupadelle giovani start up e della loro internalizzazione”.

La particolarità che la rende unica è la scelta dei materiali.

«Attraverso le infinite ricerche di filati innovativi ho trovato quello che mi appartiene di più, un filato di legno in pura cellulosa, ecologico e salutare: è fatto dalla polpa del legno di abeti bianchi non trattati da agenti chimici e al 100% naturali. Un materiale termico che a contatto con l’acqua si gonfia e asciugandosi si ammorbidisce fino ad assumere proprietà tattili molto simili a quelle del cashmere. Per tali caratteristiche, viene utilizzato molto per materassi e cuscini, io ho chiesto a un produttore di ritorcemelo così da poterlo adattare all’abbigliamento e soprattutto alla maglieria e ci siamo riusciti. E’ stato un esperimento da capo a piedi, sia nella tessitura che nel lavaggio e nella tintura: non si sapeva come avrebbe reagito, per fortuna è andata benissimo e non potendo brevettare il filato ho registrato il mio disegno. Ho studiato una trama che parte dal mio logo e l’ho sviluppata su scala aziendale».

Quali sono i più ricercati per materiali e colori?

«Ogni stagione ha il suo e ogni capo può essere personalizzato. Quelli di punta sono quelli in cachemire vegetale, i più rappresentativi per me perché geometrici, innovativi e sempreverdi. Sono un evergreen, il mio cavallo di battaglia. Ma faccio anche alcune cose con la soia, il bambù, il filato di latte e la fibra di latte ottenuta dalla lavorazione della caseina, oltre a una piccola collezione in tessuto».

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