RAVENNA. È nata una nuova cooperativa e si chiama “Raven”, proprio come il personaggio del fumetto, e si occupa di servizi per lo spettacolo. L’idea nasce nel 2016 quando un gruppo di amici che lavora dietro le quinte di spettacoli dal vivo decide di darsi un inquadramento più professionale.

Sviluppo immediato

Ora “Raven” è composta da dieci soci, tre donne dei quali donne e tutti residenti in provincia di Ravenna, anche se già ora alcune richieste sono arrivate dalle province limitrofe. «Tecnici audio/video, light designers, macchinisti, scenografi, interior designers, musicisti e performers sono le figure con cui partiamo», racconta il presidente Federico Tanzi.

Le competenze

“Raven”, infatti, è una cooperativa che offre servizi professionali per lo spettacolo. Si occupa di gestione, promozione e valorizzazione del lavoro creativo e tecnico, in equilibrio tra tecnologie, innovazione ed efficienza. Offre alle professioni della cultura, dello spettacolo e della creatività, un modello di impresa cooperativa che ne valorizza la professionalità e ne accresce la competitività, redistribuendo più equamente la ricchezza generata. Si pone come interlocutore unico per la gestione in autonomia di tutti gli aspetti organizzativi, logistici e tecnici di un evento: dalla progettazione fino all’attuazione. Sviluppa reti e piattaforme collaborative che, partendo dal territorio, consentono di esaltare l’apporto umano, fondamento dell’arte e della cultura. “Raven” offre – unica nel Ravennate – servizi per allestimenti, feste, spettacoli, eventi, serate, convegni, assemblee e molto altro.

La scintilla

«Quando abbiamo avuto l’idea – prosegue Tanzi – eravamo solo uno sparuto gruppo di tecnici teatrali, macchinisti, fonici e facchini. Accomunati dal fatto che tutti avevamo una posizione professionale poco corrispondente a quello che facevamo quotidianamente e sentivamo di non essere tutelati in caso di infortunio. Eravamo tutti lavoratori pagati con voucher, contratti a progetto, partite Iva agevolate e cose così. Inoltre sentivamo che facevamo tutti lo stesso lavoro, con caratteristiche, difficoltà e problemi analoghi e quindi potevamo unirci per condividere i servizi che ci servivano e, soprattutto, per darci reciproco supporto».

«Per cui – prosegue Tanzi – ci siamo uniti in cooperativa, la forma che più si avvicinava a ciò che eravamo: lavoratori desiderosi di condividere gioie e fatiche del lavoro. La forma della cooperativa è affine alle nostre idee, in quanto, attraverso la cooperazione, le idee imprenditoriali, i progetti, il lavoro, si associano a quelle di altre persone. Essere cooperatori vuol dire, per noi, agire insieme in una struttura dinamica in cui al tempo stesso si è sia lavoratori sia imprenditori, combinando doti di managerialità e quelle di mutualità».

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