CESENA. Franco Branciaroli è di casa al teatro Bonci di Cesena da ormai quarant’anni. Questa sera alle 21 si ripresenta con “Lettere a Nour” scritto da Rachid Benzine, islamologo e filosofo francese di origine marocchina. È un testo a due basato su uno scambio di lettere, interpretato dal “padre” Branciaroli e dalla “figlia” Marina Occhionero (1993). La regia è di Giorgio Sangati, le musiche originali del trio Mothra, in una coproduzione Ert voluta dal direttore Claudio Longhi quale esempio di quel “Guardati attorno” sulla cui sostanza ha costruito la stagione dei teatri Ert. Le repliche proseguono sino a domenica 31 marzo.

“Lettere a Nour” ha visto la sua “prima” nel giugno scorso al “Ravenna festival”. Ora riparte da Cesena, dopo due giorni di messa a punto, per poi andare in tournée. Ciò che ha spinto l’autore Benzine (1971), islamologo moderato, intellettuale che prova a interrogarsi sulla relazione fra Oriente e Occidente, è l’assillante domanda del perché «giovani uomini e giovani donne, nati nel mio stesso paese, dalla mia stessa cultura, decidono di partire per un paese in guerra e di uccidere in nome di un Dio che è anche il mio». Da questo interrogativo è nato tre anni fa “Lettere a Nour” portato in scena da un attore alla sua prima prova con un “copione” che fiorisce da una cultura che non gli appartiene.

Branciaroli, dopo il Jean Valjean dei Miserabili di Victor Hugo, eccola professore musulmano in un drammatico scambio epistolare, in un teatro quasi di narrazione. Come si sente?

«In scena sono sprofondato in una poltrona, non mi muovo da lì. Il mio compito, così seduto, è di fare sì che le lettere non abbiano l’intonazione di uno che legge, ma possiedano profonda interiorità, come interiori sono le riflessioni che fioriscono fra questo padre e sua figlia. Le orecchie stanno dritte perché è interessante ascoltare, per i problemi scottanti che mette sul piatto. È curioso che uscito da un romanzo come “I miserabili”, continuo con un altro testo letterario».

Racconti di questo padre e di sua figlia.

«Il padre è un professore musulmano, che vive in un paese islamico. Sua figlia un giorno sparisce, fino a inviargli una lettera dove scrive “sono in Siria arruolata nelle falangi dell’Isis”. Da lì comincia un rapporto epistolare. Come è stato possibile, si domanda il padre, che una come te che io credevo di conoscere… e la figlia continua picchiando duro sull’Occidente».

Temi all’ordine del giorno, qui espressi fra due generazioni a confronto; come si risolveranno i contrasti ideologici?

«Drammaticamente per entrambi. Il padre avverte Nour di essersi schierata con islamici non autentici, traditori del profeta. La figlia infatti, che ha sposato un guerrigliero dell’Isis, sarà da questi costretta a farsi esplodere, e dunque pagherà sulla propria pelle la crudeltà di quel mondo. Ma pagherà anche il padre che perderà la figlia che ama. È profondo il rapporto d’amore sottolineato da Benzine fra i due. L’autore lascia comunque una speranza, la nipotina verrà consegnata al nonno».

Una vita nel teatro con i maggiori registi italiani; ma è vero che il suo approccio al teatro nacque per volontà di evitare il militare?

«È così, non sapevo affatto cosa fosse l’attore. Avendo lasciato l’università, avrei dovuto fare il servizio militare. Un’attrice mi disse: c’è una scuola a Milano che dà la possibilità a chi la frequenta per tre anni, di rinviare il militare. Così mi iscrissi alla scuola del Piccolo!».

Sabato 30 marzo alle 18 incontro col pubblico.

Info: 0547 355959

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