“La ragazza ribelle” che visse due volte

«Era l’alba del 12 agosto 1944 quando i fascisti ci fecero saltare giù dal camion, davanti al cimitero di Rivalta. Scendemmo senza protestare… Oramai eravamo cinque anime disperate e rassegnate. Ci legarono a uno a uno i polsi con degli spezzoni di corda che odorava di sterco… poi ci misero allineati di schiena con i visi rivolti verso il cimitero, le braccia sollevate appoggiate al muro. Non piansi, non urlai. Non chiesi pietà a quelle bestie feroci… Arriva l’ordine: “Plotone attenti. Caricare. Puntare. Fuoco”».

Sarebbe finita così, all’alba di una calda giornata d’estate, la vita della giovanissima Annunziata Verità, la 18enne faentina detta Nunziatina per la sua corporatura piccola e minuta, condannata a morte per complicità con i partigiani e fucilata dalla Brigata Nera. Ma qualcosa quella mattina (destino? fortuna?) non andò come da programma.

«Io rimasi solo ferita ad ambedue le braccia e svenni, venendo travolta dagli altri quattro cadaveri. Dopo un’ora rinvenni, riuscii a sciogliermi le mani e fuggii», dirà poi in una deposizione nel luglio del 1945. La giovane riprese conoscenza, non prima però di scampare alla morte una seconda volta, a quel colpo di grazia sparato dai fascisti alla testa di ciascuna vittima una volta a terra. E che a Nunziatina, sotto gli altri cadaveri, sfiorò solo la tempia.

Quella della romagnola è una storia straordinaria, vera, da film, che ha dell’incredibile e che vale la pena di conoscere. La racconta, in un libro-inchiesta che si legge tutto d’un fiato, arricchito da un nutrito inserto fotografico, il giornalista ravennate Claudio Visani (è nato a Brisighella) ora in pensione, per 20 anni nella redazione dell’Unità.

Annunziata è La ragazza ribelle. Storia, amori e guerra di una sopravvissuta alla fucilazione fascista (Carta Bianca editore) che sarà presentato in anteprima dal cronista oggi alle 18 nella sala del consiglio comunale a Faenza. Con l’autore, che dialoga con Gabriele Albonetti, ci saranno anche Nunziatina, oggi lucida signora di 93 anni, Sauro Bacchi, presidente della sezione Anpi di Faenza, Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, e Massimo Isola, vicesindaco e assessore alla Cultura di Faenza.

Il libro è anche un grande riconoscimento al contributo delle donne alla Resistenza, ruolo di primo piano per troppo tempo sottovalutato.

Del romanzo e di questa incredibile e rocambolesca vicenda abbiamo parlato con Claudio Visani.

Partiamo dalla storia: come ne è venuto a conoscenza e perché ha deciso di scriverla?

«Tutto è iniziato da una recente opera che ho scritto, L’eccidio dei martiri senza nome, che racconta di una strage dimenticata avvenuta il 4 agosto del ’44 a Casale di Brisighella. Quella di Nunziatina accade una settimana dopo. Stesso periodo, stessa zona. Sono andato a trovarla e da lì è nato il libro. Della sua storia ero vagamente a conoscenza perché fino ad allora era stata raccontata a “pezzetti”. Ero curioso di conoscere per intero la storia di questa donna quasi mitologica scampata all’esecuzione fascista ordinata da Raffaele Raffaeli, capo della Brigata Nera. Durante quel nostro incontro ha deciso di raccontare tutto; in 70 anni non lo aveva fatto con nessuno. Sono tornato da lei diverse volte e al contempo ho iniziato le mie ricerche per trovare riscontri».

E li ha trovati?

«Sì. A un certo punto le ho anche chiesto se se la sentiva di tornare nei luoghi dove tutto era successo e lei, che da allora non c’era più stata, è venuta insieme a me e alla nipote Federica al cimitero di Rivalta, dove l’avevano fucilata, nel posto dove si trovava il comando del fascio che l’aveva condannata a morte (Villa San Prospero), e alla casa dove era sfollata».

E come ha reagito rivedendo quei luoghi?

«Si è emozionata soprattutto al cimitero, dove si trova la lapide delle quattro vittime».

Come mai, secondo lei, ha deciso di spiegare tutto solo ora?

«Chi ha vissuto sulla propria pelle tragedie di questa portata fatica a tirarle fuori. Lei ha scelto me, non saprei dire per quale motivo».

Secondo la ricostruzione, le vittime di quell’esecuzione furono scelte «per pura brutalità umana, per antipatia personale, sospetto antifascismo», allo scopo di vendicare l’uccisione del camerata Domenico Sartori. I responsabili furono condannati?

«Dopo la guerra istituirono Corti straordinarie d’assise proprio per processare i fascisti che si erano resi responsabili e complici di queste vicende. Ho trovato atti e sentenze: sì, li condannarono anche con pene pesanti in primo grado, poi però, tra ricorsi in appello in Cassazione e amnistia, pochi anni dopo uscirono tutti».

Lei ha ritrovato anche l’interrogatorio che fecero in Tribunale a Nunziatina e il verbale dell’interrogatorio al fascista che le sparò per primo, Francesco Schiumarini, il quale dichiarò di aver mirato in alto per salvarla. Può essere? Schiumarini, d’altra parte, conosceva la ragazza…

«Annunziata non ha mai creduto a questa versione. Nel verbale del fascista si legge: “Io tirai alto”, e può anche darsi; la conosceva, e lei era solo una ragazza di 18 anni. Poi però aggiunse che “Raffaeli le diede il colpo di grazia, io la credevo morta”. Difficile pensare a un piano organizzato».

Lei cosa crede?

«Che ha avuto una fortuna incredibile: non era il suo giorno».

E lo pensa anche Annunziata?

«Sì».

In questi ultimi anni si è tornati a parlare di fascismo e razzismo. La storia si ripete?

«La storia non torna mai uguale a se stessa, ma ci sono ingredienti che si ripropongono. Questo è un periodo in cui si sta sdoganando tutto, e anche l’intolleranza e il razzismo. Non perdere la memoria di ciò che è successo è importante».

E da dove ricominciare?

«Dai giovani. Loro non hanno dentro questo sentimento di intolleranza, di razzismo. Sono la speranza. Un’altra cosa da fare è rivalutare la nostra Costituzione che per me è la più bella del mondo. Teniamo vivi i suoi valori».

Claudio Visani, “La ragazza ribelle”, Carta bianca editore, 128 pagine

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