Aspesi e il mal d’amore, quando il personale diventa politico

Aspesi e il mal d’amore, quando il personale diventa politico

NOVAFELTRIA. Lella Costa e Natalia Aspesi, due nomi, una garanzia. A unirli lo spettacolo Questioni di cuore, dove protagoniste sono le “Lettere del cuore” uscite sul Venerdì di Repubblica che Costa, una delle attrici più impegnate del teatro italiano, porta al teatro Sociale di Novafeltria oggi alle 17. L’attrice dà voce ai tanti senza volto che hanno scritto a Repubblica e alle risposte date loro da Aspesi. Lavoro nato dall’omaggio rivolto alla giornalista nel 2016, per i 40 anni di Repubblica. Il successo ottenuto a Roma, al Maxxi, ha fatto sì che divenisse una drammaturgia per il teatro in cui abilmente Lella Costa crea un gioco di contrappunti tra botta e risposta che raggiunge infinite sfumature, dall’ironia all’emozione più intima e intensa.

Dall’idea di Aldo Balzanelli, l’attrice si trasforma in un caleidoscopio di personaggi che attraverso la loro vita raccontano un’epoca, così come attraverso le risposte della giornalista novantenne racconta la storia del giornalismo, come la stessa Costa ci ha spiegato.

Lei che è un’attrice solita affrontare tematiche di impegno, in favore delle donne, dei diseredati, dei migranti – abbiamo in mente il lavoro con Baliani –, di sostanza civile, etica, perché questa volta ha scelto le lettere del cuore? È uno spostamento, una deviazione avvertita come necessità legata al momento, come se ci si dovesse rifugiare nei sentimenti?

«No, non è assolutamente una deviazione, l’ho scelta perché questa non è una posta qualunque, è di Natalia Aspesi. E i rapporti interpersonali che emergono sono sempre importanti, anzi cruciali anche per il sociale, per il politico, oggi più che mai. Proprio oggi che si rischia di far tornare in vita il delitto d’onore, oggi che esistono patologie delle relazioni così gravi».

Dare voce a chi scrive le proprie ansie d’amore e alle risposte offerte da Aspesi significa quindi aprirsi a un’umanità varia e sofferente?

«Ciò che viene fuori è un ritratto del nostro Paese, della sua storia degli ultimi 25-30 anni così come i relativi anni di storia del giornalismo. Si vedono affiorare i temi della solitudine, del tempo che passa, delle trasformazioni dei giovani, delle donne, temi legati all’evoluzione del costume, della società, che ci accomunano, che toccano tutti».

Lei impersona la fiorentina dandole anche l’accento, il giovane che si scopre gay, tante figure, e ci aiuta a immaginare come abbiano vissuto la risposta.

«Lo spettacolo diverte ma si esce anche con gli occhi lucidi perché suscita molta emozione e questo con la sobrietà rigorosissima di Natalia Aspesi. Nelle sue parole c’è testa, simpatia, ironia e sono parole sempre prive di retorica, ciò mi dà grande soddisfazione. Eccolo il sotto testo: l’intelligenza paga e oggi è un pensiero che conforta».

Chi ha chiesto un consiglio, un parere, ha ricevuto risposte, argute, talvolta comprensive, talaltra feroci, sempre gustosissime, ma Aspesi di fronte allo spettacolo come ha reagito?

«Molto bene, ne è felice. Lo è stata al Maxxi dove ha riscosso uno straordinario successo e c’era un pubblico colto, esigente. E anche dopo, quando è venuta a ottobre a vedere il nuovo lavoro al teatro Franco Parenti».

C’è una curiosità che desidera evidenziare?

«Sì, questa. A Natalia Aspesi è stato chiesto come mai le lettere fossero tutte ben scritte, non è che per caso le correggeva? Lei ha risposto: “Non mi permetterei mai, evito solo quelle dalla sintassi traballante. Pensate un po’, considerazioni da marziani! Oggi che tutto viene amplificato al massimo per sbertucciare le debolezze altrui!”».

Cosa c’è sul palco con lei?

«Solo un leggìo, è una scelta voluta, la scenografia sarebbe inutile».

E c’è un tessuto musicale?

«Sì, alcuni interventi musicali registrati con le canzoni di Ornella Vanoni che servono magnificamente a chiudere il cerchio».

Una domanda personale: come affronta il suo mestiere oggi? È più complicato o più stimolante, o entrambe le cose?

«Con coerenza, affidabilità, professionalità, anche se sono parole sbeffeggiate. In realtà non è che la gente sia diventata di colpo ignorante, è la stessa di prima, le persone con interessi e attenzione ci sono, vanno a teatro, leggono, si informano e hanno bisogno di sentirsi trattate con cura. È importante: mai come in questo momento bisogna tenere la posizione! Sì, è vero, stanno tentando di modificare il nostro pensare ma questo Paese è meglio di come lo raccontano».

Diversamente dal teatro la tv non aiuta questo tipo di pubblico.

«La tv ha un grande limite, un difetto grosso: è autoreferenziale».

E propone un modello unitario come se avesse un solo tipo di pubblico.

«Invece gli spettatori sono mischiati, sono meticci, quello che segue Domenica in può essere anche uno che legge o va a teatro, di questo andrebbe tenuto conto».

Novità professionali che può anticipare?

«Accanto a questo spettacolo e alla nuova edizione della Traviata, sono molto onorata di portare in scena nella prossima stagione con il Centro Teatrale Bresciano un monologo dedicato alle stragi di Piazza Fontana di Milano e di Piazza della Loggia di Brescia. E ho appena finito di scrivere un saggio, che fa parte di una collana su temi legati all’Europa, e sarà pubblicato in aprile, su Edith Stein. È ancora necessario far conoscere l’universo femminile e quanto le donne sono state capaci di fare!».

Disponibili 8 biglietti sospesi in omaggio.

Info: 333 3474242
www.teatrosocialenovafeltria.it

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