“La Ludla”, la voce culturale della Romagna fa faville

Ven 15 Marzo 2019 | Gaia Matteini


RAVENNA. L’importanza della tradizione, del legame con le origini e della propria storia si respira in tutte le attività dell’Istituto Friedrich Schürr, associazione culturale nata nel 1966 con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio dialettale romagnolo.

Realtà che conta circa 900 soci e ha sede a Santo Stefano, nel ravennate, la Schürr deve il proprio nome al linguista austriaco Friedrich Schürr, che all’inizio del secolo scorso studiò il dialetto romagnolo, evidenziandone il valore e la natura di patrimonio insostituibile e inestimabile di civiltà e di cultura.

La parlata romagnola, grazie anche all’opera dello studioso austriaco, si configura come un insieme di idiomi neolatini, probabilmente influenzati dalle parlate preesistenti la conquista romana, e modificatesi conseguentemente al contatto con lingue limitrofe e con gerghi “forestieri”.

Se da un lato l’associazione si occupa di approfondire la ricerca sulle origini e sulle evoluzioni del dialetto romagnolo, dall’altro studia gli effetti che il diffondersi dell’italiano standard ha avuto, soprattutto nel Novecento e grazie anche alla televisione e alla importanza data al “parlar corretto”, sulle parlate dialettali.

La Schürr inoltre promuove la «conservazione e la conoscenza della tradizione popolare romagnola», proteggendone il patrimonio folklorico e le sue diverse declinazioni, rappresentate dal lessico (onomastica e toponomastica locale), dalle forme edilizie appartenenti alla tradizione, dalle composizioni musicali e dalla favolistica popolare.

L’associazione fin dal suo esordio ha affidato la comunicazione delle proprie attività alla Ludla (la favilla), periodico realizzato grazie agli scritti dei soci e consegnato gratuitamente ai consociati, alle biblioteche romagnole, alle istituzioni culturali, agli enti locali, agli studiosi di “cose romagnole” e alle scuole.

Un macro contenitore fatto di storie e personaggi locali, poesie dialettali e racconti, interventi sull’etimologia del dialetto romagnolo e recensioni su scritti di autori locali, informazioni sui musei del territorio e sulla origine delle festività tipiche.

La rivista è divenuta nel tempo uno strumento valido e accurato per la valorizzazione della cultura romagnola, e un terreno di condivisione e scambio tra i soci collaboratori – talvolta colti talvolta invece privi di scolarizzazione ma caratterizzati da un interessantissimo vissuto – e specialisti appartenenti alla cultura universitaria e al panorama della conoscenza italiana di altissimo livello.

Ed è proprio dalla commistione tra apporti così diversi e validi che l’esperienza della Ludla si è mantenuta costante nel tempo, risultando così preziosa per i lettori interessati ai problemi linguistici, per le istituzioni scientifiche e gli studiosi della tradizione romagnola, per chiunque sia interessato alla romagnolità più genuina.

La ludla diventa così una delle voci culturali più interessanti della Romagna, un tassello importante nella valorizzazione della memoria collettiva locale, fondamentale per gli storici, importante per gli adulti ma altresì decisiva per le nuove generazioni, per le quali la tradizione, il senso della storia e il legame con le origini devono diventare motivo di orgoglio e di consapevolezza perché – come affermava il famoso scrittore statunitense Robert Anson Heinlein – «una generazione che ignora la storia non ha passato… né futuro».

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