Scontro politico tra amici 40enni a cena sul palco a Imola

Mer 13 Marzo 2019
Redazione Web


IMOLA. In una sera come tante altre, cinque amici quarantenni, tutti appartenenti alla media borghesia, si incontrano a una cena. Oltre ai padroni di casa, ci sono il fratello di lei che fa l’agente immobiliare e la sua compagna in ritardo per impegni di lavoro, mentre l’amico single è trombonista in un’orchestra sinfonica. Quella sera, il fratello comunica alla compagnia che diventerà padre. Arrivano felicitazioni, baci e abbracci e le solite domande, ma i genitori hanno già scelto il nome per il piccolo, un nome che evoca imbarazzanti memorie storiche...

È la pièce teatrale francese “Le prénom” scritta da Alexandre De La Patellière e Matthieu Delaporte: gli stessi autori hanno poi diretto il film di grande successo “Cena tra amici” del 2012, che ha avuto anche un remake italiano con lo stesso titolo nel 2015, diretto da Francesca Archibugi. Lo spettacolo è in scena da oggi (ore 21, sabato anche ore 15.30) a domenica 17 marzo (ore 15.30) al teatro Stignani di Imola. Ne parliamo con Alessia Giuliani che è tra i protagonisti.

Giuliani, perché ha accettato questo progetto?

«La squadra che ha messo in piedi questo spettacolo è a dir poco straordinaria; il regista Antonio Zavatteri è un amico e un collega di lavoro che stimo tantissimo, Alberto Giusta, Davide Lorino, Aldo Ottobrino e Gisella Szaniszlò sono colleghi davvero unici, li conosco da 20 anni e ho un grandissimo affetto per loro. Fausto Paravidino è l’autore che ha tradotto il testo francese con grande competenza, una scrittura a dir poco eccezionale».

Ci racconta un po’ del suo personaggio?

«Io sono Bibì, la proprietaria di casa, moglie di Pierre e madre. Raccontiamo una cena tra due coppie di amici e una quinta persona che funge un po’ da mediatore; mentre io e mio marito siamo due intellettuali di sinistra – lui docente all’università e io professoressa di liceo – l’altra coppia è orientata politicamente a destra. Bibì prepara una cena marocchina e cercherà di mantenere una sorta di equilibrio tra tutti i partecipanti».

Tra detto e non detto, la situazione degenera facendo emergere una generazione di quarantenni un po’ particolare; quelli di oggi sono simili ai personaggi da voi portati in scena?

«Posso anticipare che la cena è solo apparentemente tranquilla. Perché poi quello che non si sapeva, viene fuori. Sono 40enni con proprie idee precise che difendono fino alla fine. Conosco diverse persone di quell’età e posso dire che sono diversi gli uni dagli altri; io stessa – che ho superato i 45 – cambio sempre pelle, non sono mai la stessa. Accade molto spesso che chi viene a vedere lo spettacolo si identifichi con i personaggi».

Nella discussione tra i vari personaggi emergerà qualche scheletro nell’armadio. Nella società in cui viviamo, secondo lei tendiamo a tenerci tutto dentro oppure a esternare?

«Credo che le donne tendano a esternare molto di più rispetto agli uomini. I social network stanno facendo sì che le persone possano “vomitare” qualsiasi cosa, liberandosi così di tutto quello che reputano ingombrante senza prendersi troppe responsabilità».

Lei è genovese ma molto spesso è in giro per l’Italia, cosa porta con sé della sua Genova?

«Mio padre che vive in me, sempre. La mia Genova è rappresentata dalle persone a me più care, dagli amori agli amici più stretti. Porto sempre con me un po’ del mio mare, un mio fedele compagno nella vita, oltre che del vento che mi ha sempre accompagnata».

Com’è nato l’amore per questo suo mestiere?

«Un po’ casualmente in realtà. Quando avevo 17 anni sono andata in vacanza con amici in Sardegna e sono stata risucchiata dall’animazione che facevano nel posto in cui mi trovavo; sono stata messa alla prova e ne sono rimasta affascinata a tal punto da fermarmi tutta la stagione estiva con vitto e alloggio gratuiti. Durante una lezione di pittura a Genova, una mia amica mi disse che al teatro Carlo Felice facevano provini per alcuni figuranti e sono stata presa».

Tanto teatro, cinema e televisione, lei cosa preferisce?

«Non saprei a dire il vero. L’attore deve sapere fare tutto secondo me. Il teatro è la magia più eclatante a livello emotivo; tutto è irripetibile e unico, è un presente vero. Il set è tutt’altro: il pubblico diventa in un certo senso il regista che cerchi di assecondare».

Sarà in scena al teatro Stignani di Imola, cos’è per lei questa terra?

«Si mangia benissimo, adoro i cappelletti, i passatelli in brodo e il ripieno di zucca. Adoro i romagnoli che sono allegri, chiacchieroni, solari e alla mano».

Info: www.teatrostignani.it

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