A Savignano la poesia dedicata alle donne di Mariangela Gualtieri

Gio 7 Marzo 2019
Claudia Rocchi


SAVIGNANO. Il teatro Moderno di Savignano questa sera alle ore 21 rende omaggio alla Giornata internazionale delle donne con un rito sonoro e poetico di Mariangela Gualtieri.

Sabato 9 marzo, dalle 15 alle 18, una manifestazione completa la Giornata: da piazza Falcone alla Vecchia Pescheria si svolgerà Scarpette rosse. Arte e mestieri, l’entrata delle donne nel sociale.

Mariangela Gualtieri e il violoncellista compositore Stefano Aiolli sul palco del Moderno presentano Vedo ancora una piccola porta, rito sonoro che prosegue l’incontro avviato fra i due con il “Requiem” musicato da Silvia Colasanti. La cura registica è di Cesare Ronconi.

Mariangela, fa ritorno a Savignano con “Vedo ancora una piccola porta”, secondo studio dopo “Non se ne vadano docili in quella buona notte” (andato in scena nel maggio 2018 al Bonci di Cesena). Due lavori in continuità o distaccati l’un l’altro?

«In continuità – risponde la poeta cesenate – c’è il sodalizio con Stefano Aiolli, che procede nella stima reciproca e nel tentativo di trovare una strada nel difficile rapporto fra poesia e musica. Dopo un Requiem, di parole per i morti nostri, qui il taglio è più esortativo e di riflessione sul mondo».

Qual è il fine di questa nuova tappa, a cosa vorrebbe arrivare?

«I due intenti che ci hanno mossi sono semplici e ricorrenti. Il primo è portare parole di soccorso, in questo tempo che ci tiene lontani da noi stessi e che quasi congela il nostro sentire, parole che ci riconnettano con la nostra profondità, ora così poco frequentata, e col gran concerto del tutto. Il secondo è di proseguire la ricerca ormai decennale nel rapporto fra la musica della poesia e la musica strumentale. Il taglio è più esortativo e di riflessione sul mondo».

Il titolo “Vedo ancora una piccola porta” sembra netto, “visibile” come una speranza concreta che si apre sul bello; è così?

«La speranza di sempre, la fiducia, è nel potere taumaturgico della poesia. Forse è proprio lei la piccola porta che ci conduce nel grande aperto. Quando tutto sembra soffocante, senza uscita e senza gioia, la poesia ci ricorda che c’è ancora tanta bellezza e che la vita va celebrata, sempre».

In questo rito sonoro accosta due suoi passati poemetti, “Sermone ai cuccioli della mia specie” e “Dai dormiveglia del sangue” che appaiono distanti tra loro.

«La bellezza del verso è che non si consuma e così sento che è tempo di pronunciarli di nuovo, di ridare loro la vita orale che chiedono e che risponde ai vuoti del presente. Sono in fondo due testi quasi testamentari, cioè parole che sembrano pronunciate da un’antenata, da qualcuno che ha percorso un bel pezzo di vita e mette lì un lascito in versi, per i cuccioli, e per chi è più grande».

Aggiunge anche versi dell’ultima ora?

«Sì, sono molto in ascolto del pubblico e così, in un punto in cui procedo per qualche minuto da sola, senza accompagnamento musicale, mi riservo, sapendo vari testi a memoria, di recitare quello che viene suggerito dal silenzio del momento».

In cosa si distingue questo rito sonoro da altri lavori in cui ha unito poesia e musica? La musica arricchisce lo “spettacolo” poetico, o è utile a fare vivere parole e suoni di un diverso sentire?

«La poesia si sposa perfettamente col silenzio e dunque la formula migliore, almeno per me, è parola e silenzio. Anche Carmelo Bene concedeva alla musica uno spazio esiguo e più spesso procedeva in solo voce . Ad un certo punto però c’è uno stallo e l’orecchio di chi ascolta entra in una assuefazione, anche per la particolare densità della parola poetica. Allora sento il bisogno di fare entrare la musica strumentale. Sembra semplice sposare poesia e musica, invece questa relazione non è quasi mai ben risolta, né forse lo sarà mai una volta per tutte».

Quale momento sta vivendo con la sua poesia, verso cos’altro vorrebbe sfociare?

«Direi che peggio vanno le cose nel mondo e più c’è bisogno di poesia. Mi sorprende trovare sempre tanta gente così desiderosa di ascoltare dei versi. In realtà non cerco niente, mi metto in ascolto e da questo ascolto magmatico a volte arriva qualcosa che ha un’aria nuova, ma forse è l’antico che si rinnova. Adesso sto componendo il nuovo libro per la Collana Bianca einaudiana ed è un compito complesso».

Biglietti: 15-12 euro

Info: 327 7351223

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