SANTARCANGELO. «Appartengo forse alla penultima generazione di coloro che hanno cominciato a parlare in dialetto e solo dopo hanno imparato l’italiano. Perciò il dialetto resta come una stigmata».

Raffaello Baldini (1924-2005) è stato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, ma la sua fama si è fermata spesso davanti alle difficoltà dei versi in dialetto. «Quando i poeti iniziarono a scrivere in italiano – diceva –, questo era una lingua cartacea, che parlavano pochissimi. Adesso tu scrivi in dialetto e pochi lo capiscono: il dialetto è diventato cartaceo».

L’editrice Quodlibet, perché Baldini possa essere letto e apprezzato da tutti, presenta ora una piccola antologia di traduzioni in lingua italiana scritte da Baldini stesso e provenienti dalle raccolte pubblicate da Galeati, Einaudi e Mondadori. Piccoli racconti, comici e spesso commoventi, con personaggi eccentrici e fatti di paese dal valore universale. Il bel volume (2018, pp. 112, euro 12) è curato da Daniele Benati e Ermanno Cavazzoni, e contiene anche una intervista inedita all’autore. «In questi ultimi anni – scrive Benati –, grazie soprattutto al lavoro dell’attore Ivano Marescotti, il nome di Raffaello Baldini ha cominciato a circolare anche al di là della ristretta cerchia dei cultori della sua poesia; ristretta nonostante alcuni fra i nostri maggiori esperti di questioni letterarie, come Dante Isella, Pier Vincenzo Mengaldo e Franco Brevini, non abbiano mai avuto alcun dubbio riguardo al fatto che Baldini sia da considerarsi uno dei tre quattro poeti italiani più importanti del Novecento».

Questa antologia si prefigge dunque lo scopo di ampliare la platea dei baldiniani e di collocare finalmente l’autore romagnolo nel ruolo che gli spetta. Per l’uso frammentario delle parole, Benati lo avvicina a Samuel Beckett, i cui personaggi hanno «la stessa intensità lirica e tragicomica» della voce monologante del santarcangiolese. Come sottolinea poi lo studioso, il dialetto di Baldini non ha niente a che vedere con il folklore paesano, bensì è ciò che gli consente di rimanere fedele alla vita e ai suoi personaggi: «Ci sono cose, persone, situazioni che succedono in dialetto» diceva l’autore. «Baldini dunque è stato un grande poeta italiano che anziché scrivere in italiano ha scritto in dialetto», ma proprio per questo vale la pena di conoscerlo anche in italiano. V.B.

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