“Anfitrione” di Plauto, la prima tragicommedia a Faenza e Cervia

FAENZA. Questa sera al teatro Masini di Faenza (ore 21) e il 6 e 7 marzo (ore 21) al comunale Walter Chiari di Cervia (dove giovedì 7 alle 18 nel ridotto del teatro gli artisti incontrano il pubblico a ingresso gratuito), Teatro Kismet di Bari presenta la rilettura drammaturgica e registica dell’“Anfitrione” plautino realizzata da Teresa Ludovico. Le musiche, proposte dal vivo, sono firmate da Michele Jamil Marzella.

Esemplare commedia degli equivoci e delle sostituzioni, “Anfitrione” mette in scena non solo il re di Tirinto del quale Giove prende le sembianze per poter passare una notte d’amore al suo posto con la bella regina Alcmena, ma anche Ermes, dio dei bugiardi e dei ladri, indistinguibile dal servo del re, che conosciamo con l’emblematico nome di Sosia. Fra confusione e scherzi, e Sosia che finisce per picchiare se stesso, i personaggi umani, specialmente il povero servo, cominciano a non raccapezzarsi più sulla loro stessa identità: si vedono riflessi e raddoppiati, e nessuno può aiutarli a capire quale sia la verità.

Anche le leggi dell’universo del resto vengono sovvertite: e una interminabile notte, che Giove allunga a bella posta, porta a un concepimento miracoloso, quello dell’eroe Eracle, figlio di un dio e di una mortale, che tanti beni procurerà agli uomini. “Tragicommedia”, così la definisce Plauto stesso, “Amphitruo” è un meccanismo comico di grande spessore e che allo stesso tempo non perde leggerezza e ritmo. Il piano del divino, dell’umano, le esistenze degli schiavi e dei re si intersecano in un gioco scenico senza soste, che suscita la risata, ma anche inquietudine. Il senso del doppio, di essere qualcuno ma anche un altro, o di non riuscire più a “riconoscersi”, anche se per qualche minuto, qualche ora, sembrerebbero infatti l’oggetto di indagine della letteratura moderna, e della psicologia: ma già un autore di commedie come l’artista di Sarsina aveva esplorato le possibilità drammaturgiche che l’idea del doppio suggerisce, sfruttandola a fini comici, ma con quella domanda sul senso stesso delle nostre esistenze che resta sullo sfondo, e che anche uno spettatore latino sentiva echeggiare.

«Dopo Plauto – commenta del resto Teresa Ludovico – in tanti hanno riscritto “Anfitrione” e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo, ho provato a farlo anch’io».

Biglietti: teatro Masini, 14-17 euro; info: 0546 21306; teatro Walter Chiari: 12-20; info: 0544 975166

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