RIMINI. I quattro giudici sono increduli, non riescono a credere al cinismo della giovane ragazza che – sul palcoscenico di “Italia’s got talent” – si lamenta dei limiti legati all’autismo del fratello, «che potrebbe approfittare della sindrome di Asperger per farsi mantenere».

Poi Damiano (classe 1981) inizia a cantare un’aria lirico-comica ed emerge un’ironica inversione delle parti: è Margherita la giovane “viziata”, mentre il fratello è dotato di una forza di volontà capace di superare pregiudizi e ostacoli. Lo straniamento è svelato: i giudici si rilassano divertiti, il pubblico esplode in un fragoroso applauso e il duo riminese dei fratelli Tercon può proseguire il percorso all’interno del programma di TV8.

Margherita, 28 anni, scrittrice, sceneggiatrice, autrice di programmi e attrice. Come è nata la sua passione per il mondo dello spettacolo?

«Il mio primo approccio è stato all’età di 9 anni, quando – refrattaria a socializzare – iniziai a frequentare un corso di recitazione: fu amore a prima vista. Continuai a fare teatro, accostando al palco l’amore per la scrittura: carta e penna diventarono i miei più cari amici. A 17 anni ho partecipato in veste di comica ai provini di Zelig lab a Rimini, e due anni dopo ho frequentato il corso di autore teatrale della Scuola Paolo Grassi. Iniziò un periodo milanese di crescita: vinsi alcuni concorsi di scrittura e una decina di miei spettacoli andarono in scena, ma ero ancora troppo introversa per riuscire a fare dello spettacolo un lavoro. Dopo aver trascorso molto tempo al computer – dove era più facile interagire – partii per vincere una forte depressione e mi laureai in Filosofia alla Sorbona. Dopo alcune esperienze come autrice di sit-com sul web, sono rientrata in Italia nel 2017, scoprendo il feeling con Damiano. Con lui ho girato diversi video: le parole che scrivo prendono vita grazie alla sua voce e insieme abbiamo trovato la nostra strada».

In tv avete proposto un numero caratterizzato dalla sinergia tra canto e recitazione, facendo dello straniamento il mezzo per poter veicolare un messaggio di inclusione. Da dove è sorta l’esigenza di trattare l’autismo in modo così surreale e quasi “black”?

«Nel 2017 – dopo la delusione di non esserci riuscito l’anno prima – Damiano mi disse di volersi nuovamente candidare ai provini di “Italia’s got talent”, per reagire a quanti fossero convinti che per le persone come lui le possibilità sono limitate. Così pensai che fosse giunto il momento di fondere il talento musicale di mio fratello – che è uno degli elementi del Coro Lirico Città di Rimini Amintore Galli – e la mia passione per la scrittura e la recitazione, e consentire a Damiano di non portare sul palco solo la sua voce e la sua esperienza, ma anche un messaggio di rivincita. Così è nata l’esibizione – lontana da ogni patetismo – che dimostra quanto molti limiti siano solo nella nostra immaginazione».

Damiano, ci racconta la nascita del duo “Damiano e Margherita Tercon” e il vostro intento di sensibilizzare sul tema dell’autismo?

«Ho deciso di farmi aiutare da mia sorella per non farmi più conoscere solo per i miei difetti, bensì per i miei pregi: volevo che la gente smettesse di compatirmi e considerarmi una persona incapace di indipendenza. Dopo aver apprezzato in diversi contesti il talento creativo di Margherita e dopo aver vissuto numerosi episodi di bullismo, ho capito quanto fosse importante uscire dal mio guscio. La nostra avventura è iniziata quando mia sorella è intervenuta sulla mia vita presente (e futura), per la mia indipendenza, e per far sì che diventi ancora più autonomo».

La verve comica si dimostra capace di superare le barriere dei pregiudizi, per veicolare messaggi in grado di limare le distanze. Margherita, quali sono i vantaggi insiti in questo registro?

«La comicità non è sinonimo di leggerezza, ma è piuttosto un modo di vivere, lontano dalla volontà di ridicolizzare e allontanare i problemi. Il registro comico permette infatti di affrontare molti temi che, in altri contesti espressivi, sarebbero ostici, ed emerge spesso dopo una presa di coscienza personale, che fa seguito alla interiorizzazione di un problema che si è finalmente pronti per esternare. Abbiamo affrontato periodi bui e siamo ora in grado di ridere di ciò che ci ha fatto soffrire, e lo facciamo usando la comicità, perfetta per attirare l’attenzione dell’ascoltatore e indurlo a riflettere».

Quali progetti avete in cantiere?

«Vogliamo realizzare i nostri sogni e dimostrare che grazie alla positività si possono affrontare con speranza i momenti più scuri: nessuno può prevedere il futuro, e allora perché non immaginarlo positivo? La vita assume colori diversi e Damiano lo dimostra. Ci piacerebbe vivere insieme, continuare a girare video, fare uno spettacolo teatrale (che sto scrivendo), cantare altre mille canzoni e – se proprio possiamo permetterci di sognare – girare una sit-com».

Il duo riminese – sono originari del V Peep e hanno frequentato gli istituti Einaudi lui e Serpieri e poi Valgimigli lei – ha saputo rappresentare con intelligenza, amore e autoironia il mondo dell’autismo, che spesso spaventa solo perché non si conosce, portando nelle nostre case una ventata di positività. Come affermano i due fratelli: «Vivere con il sorriso non significa nascondere i problemi, quanto piuttosto riuscire a viverli come se non fossero poi così grandi».

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