SANTARCANGELO. Questo pomeriggio Santarcangelo si “apre” all’incontro con Pietro Bartolo al Lavatoio dalle ore 17.30. Il noto medico di Lampedusa, che da anni soccorre i migranti sbarcati sull’isola, dialogherà con il regista Maurizio Zaccaro a partire dai suoi libri “Lacrime di sale” e “Le stelle di Lampedusa”. L’incontro, inizialmente previsto in biblioteca Baldini, si svolgerà invece al teatro Lavatoio per poter accogliere un maggior numero di spettatori: l’iniziativa, infatti, è a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Responsabile del servizio sanitario e del poliambulatorio di Lampedusa (vi lavora dal 1991), Bartolo parlerà della sua esperienza a partire dai suoi libri. Per la sua opera umanitaria si è meritato numerose onorificenze, tra cui il titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana conferitogli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premio Sérgio Vieira de Mello (Cracovia 2015) e il premio Don Beppe Diana. È uno dei protagonisti del documentario “Fuocoammare” (Orso d’oro 2016) di Gianfranco Rosi.

L’ultimo libro

Ne “Le stelle di Lampedusa”, Bartolo racconta che quando vide Anila per la prima volta rimase di sasso. Quella bambina non aveva più di dieci anni. Che cosa ci faceva una creatura così piccola, da sola, in una nave piena di naufraghi disperati? Di solito, ragionò, i bambini di quell’età arrivano qui in Italia accompagnati dai genitori, o da un amico di famiglia o da qualche altro adulto conosciuto lungo il viaggio. Allo stupore di quel primo istante seguì una certezza: l’arrivo a Lampedusa per Anila non era la fine di un lungo viaggio ma solo una tappa intermedia, un nuovo punto di partenza verso il suo vero obiettivo, trovare la mamma “da qualche parte in Europa” e salvarla. Da tutto. Dalla prostituzione, dal vudù africano che la teneva in scacco, dalla non meno malefica burocrazia occidentale, ma soprattutto dai suoi stessi sensi di colpa. Pietro Bartolo accetta di accompagnare Anila lungo questo suo nuovo percorso. E, attraverso i suoi occhi neri e profondissimi, si proietta dentro l’interminabile incubo dei tanti migranti bambini che negli anni sono arrivati – da soli – sulle coste italiane.

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