«Lampedusa è un ponte tra periodi storici diversi»

RIMINI. Nasce da un’esperienza personale. Da ciò che ha visto con i propri occhi, quando era piccolo, insieme al padre. Là, sulle coste di Lampedusa. E poi dopo, nel corso degli anni, fino a oggi. Il primo sbarco e poi altri, altri e altri ancora.

Ha trascorso molto tempo nell’isola degli arrivi il drammaturgo, attore, regista e romanziere Davide Enia. Ha assistito all’approdo di ragazzi, bambini, donne, disperati. Ha parlato con testimoni, volontari, medici, residenti, addetti della Guardia Costiera. Ne è nato Appunti per un naufragio, romanzo autobiografico vincitore del Premio Mondello nel 2018. Da quelle pagine e dai respiri più veri e urgenti ora la pièce teatrale L’abisso, in scena questa sera al Teatro degli Atti di Rimini, lunedì al teatro Goldoni di Bagnacavallo e martedì 19 al teatro Fabbri di Forlì.

Nel buio della scenografia: una luce, Enia, una sedia e la musica eseguita dal vivo da Giulio Barocchieri. Un racconto che si fa parola, gesto, evocazione, ma anche canto e il linguaggio colorito del dialetto.

«Quanto sta accadendo a Lampedusa non è soltanto il punto di incontro tra geografie e culture differenti – spiega Enia –. È per davvero un ponte tra periodi storici diversi, il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a oggi e quello che potrà essere domani. Sta già cambiando tutto. E sta cambiando da più di un quarto di secolo».

Una situazione ormai decennale che si fa voce e narrazione ne L’abisso. Da quel mare profondo e scuro, da quelle coste frastagliate e difficili emergono grida e riflessioni, di chi arriva e di accoglie. Volti, sguardi, pensieri.

«Durante i nostri incontri si parlava in dialetto Si nominavano i sentimenti e le angosce, le speranze e i traumi secondo la lingua della culla, usandone suoni e simboli. Ero in grado di comprendere i silenzi tra le sillabe, il vuoto improvviso che frantumava la frase consegnando il senso a una oltranza indicibile».

È il teatro corpo ed essenza di questo attore-autore palermitano (classe 1974) che, fin dal suo Italia-Brasile 3 a 2 del 2002, ha conquistato pubblico, critica e il Premio Ubu per la forza espressiva, spoglia e immaginativa della sua arte. Arte con cui ha raccontato e continua a raccontare i grandi drammi della storia: la Seconda guerra mondiale, la Resistenza, l’immigrazione, la povertà non solo sui palcoscenici, ma anche in pagine di romanzo. Otto i romanzi scritti fino a ora. Cinque gli spettacoli.

Inizio ore 21. Info: 0541 793811

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