Riff scuri e potenti e atmosfere magnetiche: O.R.k. al Bronson di Ravenna

RAVENNA. Si chiamano O.R.k. e sono a tutti gli effetti un super gruppo, composto dalla voce del produttore italiano, oltre che premiato autore di colonne sonore, Lorenzo Esposito Fornasari aka Lef (voce), Pat Mastelotto dei King Crimson (batteria), Colin Edwin dei Porcupine Tree (basso) e Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi (chitarre). Alcuni dei più acclamati artisti della musica contemporanea, dunque, che per la terza volta hanno unito le loro forze creative per Ramagehead, il nuovo album – primo per l’innovativa etichetta britannica Kscope e distribuito da Audioglobe – che uscirà il 22 febbraio e che ascolteremo in anteprima dal vivo questa sera al Bronson di Madonna dell’Albero (ore 21.30) nell’unica data della band in Emilia-Romagna.

Scritto durante il periodo del loro tour europeo per il secondo album, Soul of an octopus del 2017, Ramagehead è nato dalla visione collettiva della band, da influenze uniche e dal riflesso delle loro diverse esperienze dal vivo, sempre potenti e coinvolgenti. Il risultato contiene tutti gli ingredienti di un’ardente performance degli O.R.k. con riff scuri e potenti, atmosfere magnetiche e testi che svelano lo smarrimento del gruppo causato dal nostro mondo moderno: un mondo sovraccarico di informazioni, di incertezze e messaggi fatti di post verità. Abbiamo chiesto al vocalist Lef qualcosa in più sul nuovo disco e sulla band.

Il nuovo “Ramagehead” non è un vero e proprio concept album, ma sicuramente ha un tema ben identificabile, ossia i tempi incerti in cui l’umanità si trova a vivere e l’iper-tecnologia da cui è circondata. Avete tutti sentito l’esigenza di lavorare su queste istanze?

«Internet e la tecnologia in generale sono state d’aiuto per ORk, è inevitabile quando vivi in continenti diversi… ma allo stesso tempo è evidente che la tecnologia sta entrando nei nostri corpi in maniera preoccupante, influenzando il nostro modo di leggere il mondo, di relazionarci con gli altri, di percepire stimoli visivi, sonori e così via. Abbiamo sentimenti indubbiamente contrastanti e questo si riversa nella nostra musica».

I membri di O.R.k. provengono da band molto diverse tra loro. Da dove arriva la grande intesa artistica che abbiamo avuto modo di apprezzare nei vostri due dischi precedenti?

«Arriva dal quinto elemento (così lo chiama Colin): quando le cose funzionano non solo a livello musicale ma anche personale, nel passare molto tempo insieme (in furgone spesso e volentieri) si crea una forte intesa, l’elemento aggiunto della band appunto. È una cosa rara e preziosa, un po’ come la cosiddetta chimica nelle relazioni personali».

Qual è la genesi della band? Come si è arrivati all’idea di un sodale ormai stabile?

«Avevo lavorato con Colin e Pat in passato su altri progetti, io e Carmelo ci inseguivamo da anni, ho semplicemente unito i tasselli, proposto la cosa e da subito, da semplici idee voce e chitarra ci siamo tutti resi conto delle potenzialità della band. Nel giro di tre anni abbiamo registrato tre dischi e fatto tre tour in Europa oltre a qualche data in Sud America».

Nel disco è ospite Serj Tankian dei System of a Down nel brano “Black Booms”, come è nata questa collaborazione?

«L’anno scorso ho lavorato con Bill Laswell e altri musicisti norvegesi a un mio progetto parallelo, Hypersomniac. Bill è un caro amico, ci siamo visti in maggio a New York e mi ha chiesto il permesso di girare il disco ad alcuni suoi amici. Tra questi c’era Serj che ha subito chiesto a Bill di metterci in contatto. È andato a scoprire il mio sito e l’idea iniziale era di fare una colonna sonora insieme, poi gli ho fatto sentire le strutture di Ramagehead e abbiamo deciso di duettare su un pezzo. È una persona meravigliosa».

Cosa significa O.R.k.?

«In realtà niente, ah ah».

Ingresso 18 euro

Info 333 2097141

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