Carlo Verdone, quando il cinema non è tutto. «E alle donne molestate dico: denunciate»

Rimini

SAN MARINO. Per molti è l’unico erede di Alberto Sordi, per i più è maschera comica e drammatica del nostro cinema. In 40 anni di carriera, Carlo Verdone ha fotografato benissimo tic, abitudini e trasformazioni dell’italiano medio.

Oggi e domani Verdone sarà ospite di alcuni eventi organizzati dall’Università di San Marino, tra cui la presentazione (stasera ore 21 al Concordia) di Benedetta follia, il suo ultimo film con Lucrezia Lante Della Rovere, nel quale il noto regista espone paure e fantasmi che appartengono alla nostra quotidianità.

Domani alle 10 terrà una lezione su “I segreti del mestiere”.

Verdone, dopo ben 40 anni di carriera è ancora campione d’incassi al cinema con “Benedetta follia”. Il successo fa sempre lo stesso effetto?

«All’inizio della carriera il successo è una grande lode che fa bene all’artista, gli dà carica e lo aiuta creativamente. Quando si arriva a un’età più matura, non è così importante essere primo al box office ma il vero scoglio è più che altro di mantenere il livello sempre alto. Man mano che si va avanti con gli anni, è fondamentale essere sintonizzati con i cambiamenti della realtà che ci circonda».

Il suo ultimo film è un inno all’amore.

«È proprio così; racconto storie di solitudine, tutti i personaggi sono accomunati da un senso di isolamento, nel finale però trovano il vero amore. L’abbraccio che si danno tra loro è una sorta di abbraccio che do io al pubblico».

Chi è Carlo Verdone oggi?

«È un uomo con molti interessi e con passioni al di fuori del cinema per arricchire sempre di più la sua conoscenza. Si augura di essere un buon padre e di avere sempre rispetto per il prossimo. Ama molto la settima arte, tuttavia il grande schermo avrà fruizioni diverse rispetto al passato. Ha perso molti giovani che preferiscono rifugiarsi nella tecnologia di ultima generazione e questo è un male perché il cinema è nato per aggregare e non per dividere».

Con i suoi film, ha esplorato molto l’universo femminile.

«Le donne sono la parte più interessante da raccontare, molto più interessanti dell’universo maschile. Essendo nato in un matriarcato, a parte mio padre, sono cresciuto con donne che mi hanno aiutato a diventare quello che sono e non posso far altro che dire loro grazie».

Con molti personaggi ha dato vita a un’evoluzione della cafonaggine. Cosa definirebbe volgare oggi?

«Volgare è tutto quello che è omologazione. Viviamo un mondo dove tutti vogliono essere uguali agli stereotipi, senza mai essere diversi, dimenticandosi che ognuno ha la propria storia e vive delle proprie emozioni. C’è un’eccessiva omologazione anche nell’estetica».

Nei suoi film emergono molto i valori familiari. Quanto conta per lei la famiglia?

«Moltissimo. L’educazione, lo stimolo a inseguire le proprie passioni e il dialogo partono da lì. Se viene a mancare la famiglia, vengono a mancare gli esempi e quei valori fondamentali per la vita».

Cos’è per lei la bellezza? È importante educare i giovani al bello?

«Abbiamo sempre più bisogno di sacerdoti del bello, ovvero di coloro che hanno una forte grandezza d’animo in modo tale da educarci a vedere quanto possa ancora emozionarci la realtà che ci circonda. Le persone hanno fame di arte e di cultura e bisogna sapergliela dare».

Dal caso Weinstein negli Usa fino a quello che sta accadendo nel nostro cinema. Lei cosa definisce molestia?

«È ingannare una persona attraverso la propria “autorità” e il proprio potere. Se un regista o un produttore fa pesare molto la sua decisione di prendere un’attrice bella e gentile per ottenere una parte, ecco che questo è un atto di violenza inaudita. Nel mondo del cinema però esistono anche tante persone per bene. Le agenzie dovrebbero proteggere le giovani che entrano a far parte di questo mondo istruendole a come approcciarsi ai probabili datori di lavoro, ma non devono esser sprovvedute. Le donne dovrebbero comprendere quando la persona in questione sta andando oltre e se vengono messe mani in posti sbagliati si deve immediatamente procedere alla denuncia, senza paura».

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