CESENA. Distrazione di fondi e bancarotta. Un imprenditore cesenate (originario di Rosarno) è stato arrestato e altre sei persone tra cui suoi familiari, soci, ex soci, sono nei guai. Al termine di una lunga investigazione coordinata dal pm Fabio Magnolo militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere per Salvatore Antonino Turiaco, 48 anni; e contestualmente sono scattate misure interdittive (divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa) nei confronti degli altri 6 indagati. I provvedimenti sono stati disposti dal gip Massimo De Paoli a conclusione dell’attività repressiva messa in atto dal Gruppo della Guardia di Finanza di Cesena.

Al sodalizio vengono contestati tentativi di infiltrazione in un importante settore economico locale come quello dell’ingrosso ortofrutta. Il 48 enne ora in manette ha già scontato in passato pene per fatti di bancarotta fraudolenta e furto.

Per le accuse Turiaco tramite società operanti nel mercato ortofrutticolo di Cesena (che gestivano fino alla scorsa primavera un box a Pievesestina ed anche un supermercato sempre nella zona periferica) aveva effettuato investimenti in immobili di pregio, terreni ed auto di grossa cilindrata, utilizzando la schermatura di società che risultavano intestate a soggetti formalmente estranei a contesti criminali.

Gli accertamenti della Gdf hanno permesso di far emergere agli occhi del Pm come la gestione delle società fosse asservita alle esigenze della famiglia di Turiaco (difeso dall’avvocato Carlo Benini del Foro di Ravenna). Il 48enne, scaricando i costi alle imprese, sarebbe per le indagini anche entrato in possesso di una villa e di terreni. Intanto le imprese avevano accumulato debiti che le hanno condotte al fallimento, decretato nel luglio dell’aprile del 2018. Le fiamme gialle hanno documentato al Pm la commissione di numerosi episodi di bancarotta fraudolenta commessi dall’indagato, dai suoi familiari e da altri soci dello stesso che: hanno depauperato le casse societarie sottraendo, attraverso operazioni bancarie, ingenti disponibilità finanziarie confluite sui conti correnti personali dei destinatari delle misure cautelari.

Hanno acceso un mutuo fondiario da 250 mila euro per l’acquisto di un immobile e di terreni che, sin dall’origine, erano destinati a residenza del nucleo familiare e per legittimare formalmente l’utilizzo avevano, quindi, stipulato un contratto di affitto con la società formalmente titolare dell’immobile (intestata ai correi) che prevedeva un canone tra l’altro mai pagato. Tra le accuse anche acquisti in leasing, sempre tramite le società poi fallite, di auto di lusso utilizzate poi solo dai componenti il nucleo familiare del principale indagato.

Gli altri destinatari delle misure interdittive sono imprenditori che, anche in passato, risultavano soci del pregiudicato nelle società fallite. Ma anche familiari del soggetto tratto in arresto. Nei guai anche un ex direttore di filiale di un istituto di credito, indagato a piede libero per il reato di favoreggiamento reale, che aveva agevolato la condotta dei principali indagati, omettendo anche di procedere alle segnalazioni per operazioni sospette.

Le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro preventivo l’immobile acquistato all’asta dalle società fallite (del valore di 250 mila euro) e disponibilità sui conti correnti degli indagati, ritenute provento delle attività di bancarotta fraudolenta.

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