Persone scomparse, Cesena ricorda Cristina Golinucci sparita nel nulla nel 1992

CESENA. «Lo sappiamo dove sei. Sei nel cuore di Dio». Marisa Golinucci, madre di Cristina Golinucci, la ragazza cesenate scomparsa il 1° settembre 1992, legge commossa le parole che Giovanni Maroni scrisse per sua figlia nel libro “Il viaggio breve. Storia di Cristina Golinucci”, pubblicato nel 2006 dalla casa editrice “Il Ponte Vecchio”.

Evento per non dimenticare

L’altro ieri sarebbe stato il 48° compleanno di Cristina, e la sala “Cacciaguerra” di viale Bovio si è riempita come se fosse la sua festa, per una serata che ha visto seduti al tavolo, assieme a mamma Marisa, vicepresidente nazionale di “Penelope” e presidente locale della sezione Emilia-Romagna, altri quattro relatori: Giacomo Franchi, scrittore del libro “Il caso Cristina Golinucci”, in cui ha cercato di approfondire le indagini, il giornalista Nicola Bianchi, coautore dei libri “Storia di Willy” e “Delitti nella nebbia”, sugli omicidi misteriosi del Ferrarese, l’avvocato Simone Bianchi, legale della famiglia di Willy e Antonella Teverini, sorella di Manuela, scomparsa nell’aprile 2000, uccisa dal marito Costante Alessandri, da poco condannato in primo grado a 20 anni.

C’era un’aria strana in sala, con tante persone decise non solo a ricordare Cristina, ma a fare in modo che le persone scomparse come lei e le loro famiglie non vengano dimenticate. Accanto alla tristezza aleggiava però anche la speranza di trovare pace e serenità e di scoprire prima o poi chi sia stato causa di tutto il dolore, come è avvenuto per la famiglia Teverini.

La mamma di Cristina Golinucci

Sono 26 anni che Cristina è scomparsa, che la sua auto è stata ritrovata nel piazzale davanti al convento dei Cappuccini, dove aveva appuntamento con il suo padre confessore Lino Ruscelli. Era il 1992, e il caso fu inizialmente archiviato come allontanamento volontario. La mamma Marisa, però, non ci credeva. Sapeva che Cristina, giovane devota alla chiesa e alla famiglia, non si sarebbe mai allontanata spontaneamente. Iniziò quindi la sua lotta per avere giustizia, per ritrovare quella ragazza piena di sogni, sparita nel nulla. Le indagini vere e proprie decollarono solo due anni dopo, con la prima perquisizione del convento.

«Non vogliamo accusare le istituzioni e la polizia, sappiamo che ci hanno messo impegno – ha detto Marisa Golinucci -. Grazie a Cristina è nata “Penelope”, l’Associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse, e si può fare per tante altre persone ciò che non siamo riusciti a fare per Cristina».

La sorella di Manuela Teverini

Questo messaggio di speranza e di tenacia è stato alimentato dall’intervento di Antonella Teverini: «Sono qui per portare la speranza, per mostrare la mia gioia dopo aver visto condannato chi ha fatto del male a mia sorella – ha detto -. Sapevamo già dal primo giorno che Manuela non c’era più. Per questo oggi sapere che il colpevole è stato condannato mi dà pace. Era una scommessa, ma ce l’abbiamo fatta». Non sono mancati i ringraziamenti pubblici ai suoi avvocati presenti in sala.

Più attenzione, più speranza

Una nuova maturità e una sensibilità sviluppata negli anni hanno permesso la scrittura di nuovi libri, nuove interpretazioni, la volontà di avvocati motivati di prendere in mano i casi ormai chiusi. Per questo, a distanza di più di 20 anni, è lecito sperare di potere fare luce su vicende anche lontane nel tempo. O almeno si moltiplicano l’empatia e la solidarietà verso chi non può e non vuole dimenticare, perché chi dimentica cancella.

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