Per il reddito di cittadinanza a Forlì e Cesena sono in attesa 12.300 famiglie

CESENA. Il reddito di cittadinanza spetterà a circa 12.300 famiglie residenti nel territorio di Forlì-Cesena. Che significa il 7,2% di quelle che abitano in provincia. O se si preferisce una su 14.

Su 110 province italiane analizzate in Italia, quella di Forlì-Cesena è al 72° posto per percentuale di famiglie che potrebbero accedere a questa attesa quanto discussa misura, voluta fortemente dal Movimento 5 Stelle.

Differenze profonde

Ai primi tre posti ci sono Crotone (con addirittura il 28% della popolazione che riceverebbe quell’aiuto), Napoli e Palermo. Colpisce che ai primi 34 posti della graduatoria ci siano tutte località del meridione o delle isole, a conferma della spaccatura socio-economica profonda esistente all’interno del Paese. Le tre zone con meno beneficiari potenziali risultano invece Bolzano, Sondrio e Belluno.

In Romagna Rimini (11.700 famiglie aventi diritto, pari all’8,1% di chi risiede lì) è più in affanno di Forlì-Cesena, posizionandosi al 55° posto nazionale, mentre Ravenna ha dati migliori, che la proiettano all’88° posto nella graduatoria di chi dovrebbe avere più nuclei assistiti (11.800, pari al 6,6% degli abitanti).

Il quadro emerge da un’analisi pubblicata dal quotidiano “Il Sole 24 ore”, sulla base degli indicatori Isee dell’anno 2016, l’ultimo del quale sono disponibili i dati.

L’elaborazione è stata fatta dando per buono quanto hanno annunciato online i pentastellati, e cioè che il reddito di cittadinanza sarà destinato alle famiglie con Isee non superiore a 9.360 euro.

In Italia dovrebbero essere circa un decimo del totale: 2 milioni e 552 mila.

I conti che non tornano

Lo studio va comunque preso con le pinze, perché le incognite sono tante. A partire dal fatto che i 9 miliardi di euro previsti nella manovra del Governo per finanziare la misure non sembrano sufficienti: basta fare due calcoli semplici. A meno che l’erogazione non inizi solo negli ultimi mesi dell’anno 2019. Se invece i primi assegni arrivassero a partire dall’inizio del prossimo mese di aprile, come continua a ripetere il vicepremier Luigi Di Maio, resterebbero a disposizione 391 euro mensili per ciascuna famiglia. La metà dei famosi 780 euro “di base” sbandierati durante la campagna elettorale e successivamente.

Resta infine da vedere, anche sul piano degli equilibri politici con la Lega, se davvero verranno confermati i 9.360 euro di Isee come tetto massimo per fruire dell’aiuto. Solo abbassando quella soglia, i conti potrebbero tornare, ma a quel punto il numero di beneficiari diminuirebbe sensibilmente, trasformando la nuova misura che si sta mettendo a punto in un supporto a chi si trova in condizioni di povertà conclamata. Qualcosa di molto diverso rispetto all’annunciato supporto ad una platea allargata di disoccupati, in attesa che i Centri per l’impiego gli offrano qualche posto di lavoro.

Riepilogando, la copertura finanziaria del reddito di cittadinanza basterà solo se si daranno meno soldi a ciascuno o li si daranno a un minor numero di famiglie rispetto a quanto è stato annunciato.

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