Carisp: scudo da 300 milioni di patrimonio

Rimini

CESENA. In vista del rinnovamento anticipato del cda, chiamato a mettere a punto un nuovo Piano industriale, la Cassa di Risparmio di Cesena attende un’iniezione di denaro fresco. Potrebbe aggirarsi sui 50-60 milioni di euro e l’advisor Rotschild è già al lavoro per trovare i migliori partner

La decisione dovrà essere presa dai nuovi amministratori che ad inizio febbraio sostituiranno gli 11 dimissionari attualmente in carica sotto la presidenza di Tomaso Grassi. L’aumento di capitale è comunque la priorità assoluta, e non solo per ripristinare il Tier 1, uno dei tre parametri in base a cui si valuta la robustezza degli istituti di credito. Basterebbero una trentina di milioni per superare abbondantemente il valore di 8.50% fissato per questo indicatore. Ora la banca cesenate è a quota 8,22%, che tra l’altro sarebbe più che sufficiente se non fosse italiana, visto che nel resto d’Europa ci si accontenta del 6%. Ma la scelta strategica è quella di andare decisamente oltre il minimo richiesto. Anche perché si vogliono porre le basi necessarie per un’aggregazione tra varie banche del territorio o per un’incorporazione in una di grosse dimensioni: al massimo nel 2020 (ma probabilmente molto prima), la Fondazione che controlla la Carisp sarà infatti obbligata dalle nuove normative a dismettere gran parte o tutta la sua partecipazione azionaria. Una mossa che ad occhio e croce potrebbe valere tra i 100 e i 120 milioni e che quindi richieste partner robusti.

Trovare rapidamente 50-60 milioni è un’impresa più impegnativa rispetto a quella pianificata qualche mese fa, quando si contava di trasformare in azioni un pacchetto di 33 milioni di prestito convertibile che era stato erogato a 6.566 clienti. Se fosse stata fatta questa manovra - ha ricordato il direttore Gentili - il Tier 1 non sarebbe stato un problema. A quel punto, erano in programma una ricapitalizzazione da 20 milioni nel 2016 e un’altra di pari importo nel 2017, come era stato programmato. Ma visti gli inattesi sviluppi, in particolare la richiesta di anticipare ed incrementare l’aumento di capitale, non si sono voluti penalizzare quei 6.566 clienti, visto che il deprezzamento delle azioni sarà inevitabile. Perciò la strada si è fatta più in salita.

Ma i vertici della Cassa di Risparmio di Cesena, in un incontro con la stampa locale che si è tenuto ieri, hanno lanciato segnali rassicuranti anche sul presente della banca. Alcuni rilievi fatti da Banca d’Italia a seguito d’ispezione sono stati amplificati dalla tensione generale montata in tutta Italia per la nota vicenda della quattro banche salvate. Così, nelle ultime settimane, la notizia di qualche problema che la Carisp è chiamata ad aggiustare ha agitato tanti risparmiatori e clienti della banca cesenate. Ma il presidente Tomaso Grassi ed il direttore Adriano Gentili buttano acqua sul fuoco. Ribadiscono che la Cassa di Risparmio di Cesena è «solida e sana». Citano numeri eloquenti a sostegno di questa convinzione: un patrimonio netto che, nonostante corpose rettifiche che sono state richieste dopo l’ispezione (101 milioni, a cui ne andranno sommati altri 10,8), è sopra i 300 milioni di euro; accantonamenti per circa 400 milioni; l’elevata copertura delle sofferenze (56%).

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