L’allergia a rispondere alle domande dei giornalisti

Chiamata alla battaglia contro la stampa dal “Blog delle stelle”, la deputata Giulia Sarti, già condannata dal tribunale di Rimini per avere diffamato un giornalista de “Il resto del carlino” definito «sciacallo», ha prontamente risposto presente con un post su Twitter con l’hashtag #IoNonCiCasco e una citazione di Malcolm X: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”.

Condanna per diffamazione a parte, Giulia Sarti è da sempre tra gli esponenti del Movimento cinque stelle più allergici al giornalismo e alla trasparenza. La sua disponibilità a essere intervistata dal Corriere Romagna – rispondendo dunque a delle domande – in entrambe le campagne elettorali a cui ha partecipato è stata limitata al periodo delle cosiddette “parlamentarie”. Ottenute le poche centinaia di voti virtuali degli iscritti necessarie a ritrovarsi in posizione blindata per l’elezione in Parlamento, l’attuale presidente della Commissione giustizia della Camera dei deputati non ha più risposto al telefono. Lei che oggi si accoda alla battaglia contro il “quarto potere che delegittima il Movimento”, neppure quando sarebbe stato necessario fare doverosamente chiarezza nei confronti dei suoi elettori sul caso “Rimborsopoli” ha accettato di rispondere a delle domande. Nel momento in cui i romagnoli dovevano decidere se darle o meno il voto – quando era ben conscia che sarebbe stata eletta comunque – ha costretto i giornalisti a raccontare la faccenda dei rimborsi truccati unicamente attraverso le cronache giudiziarie. In cinque anni non si è mai prestata a far sapere cosa faccia – o non faccia – in Parlamento per il territorio che l’ha eletta se non attraverso qualche video autopromozionale privo di qualsiasi forma di confronto possibile.
Ora, dopo avere votato il Decreto sicurezza di Salvini, se ne esce con una citazione quantomeno a sproposito di Malcolm X, un islamico attivista per i diritti umani degli afroamericani che probabilmente si starà rivoltando nella tomba, nel tentativo di argomentare l’ennesimo attacco alla libertà di informazione. “Quello che ci salva – scrive il Blog delle stelle postato da Sarti – è la possibilità offerta dai social media di poter parlare direttamente con i cittadini e mantenere un rapporto diretto con tutti voi”. L’ex magnifico rettore dell’Università di Urbino Stefano Pivato lo ha sostenuto su queste colonne: “Siamo di fronte a una forma di fascismo: allora in piazza si rovesciavano le leggi esistenti e la cultura diffusa, oggi tutto ciò avviene attraverso i vari social come Facebook e Twitter».
Sarà la storia a raccontare se la demolizione del quarto potere – un controllore al servizio del cittadino lettore – avrà portato maggiore democrazia o, al contrario, una nuova forma di autoritarismo.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui