Nessun’altra comunità cittadina è stata fotografata come Savignano

Il “Si Fest”, che festeggerà nel 2021 la trentesima edizione, continua a ricevere l’attenta osservazione degli studiosi di fotografia grazie anche all’avvio dal 2001 delle campagne fotografiche dei “Censimenti per immagini”. Su di essi ha appuntato l’attenzione Giorgia Ravaioli, aggiudicataria di una “call for paper” da parte della pubblicazione accademica a diffusione internazionale The culture, fashion and society notebook. Dopo aver completato nel 2013 il “Foundation year in Art, media and design” alla London Metropolitan University e conseguito la laurea triennale in Lettere moderne e la magistrale in Arti Visive all’Università di Bologna, la studiosa collabora attualmente a progetto anche con il Gabinetto fotografico degli Uffizi, per la Luiss Business School.

Per studiare i fondi, ha realizzato alcuni approfonditi sopralluoghi nell’archivio savignanese, custodito dalla biblioteca comunale e composto di oltre 100.000 documenti fra stampe, fotocolor, negativi, provini, file. I materiali sono stati oggetto di un primo intervento di catalogazione finanziato dall’IBC nell’ambito del Piano triennale 2010-2012 della Legg regionale 18/2000 e attualmente sono oggetto di un lavoro di riordino e di inventariazione. In particolare i “Censimenti per immagini”, avviati nel 2001, hanno prodotto oltre 4000 scatti della realtà umana, del paesaggio, del lavoro del territorio.

«I risultati dell’investimento nelle attività dedicate alla fotografia stanno emergendo e saranno sempre maggiori nel tempo», afferma il sindaco di Savignano Filippo Giovannini. «Unicità significa eccellenza, lavoro ben fatto, Savignano in materia di fotografia può fare scuola».

Ravaioli, perché ha definito questi “Censimenti per immagini”, «un unicum nella storia della fotografia italiana»?

«A mia conoscenza, cce da così tanti fotografi di spessore internazionale quanto quella di Savignano. Ci sono state esperienze analoghe in altri Comuni (si pensi, ad esempio al recentissimo progetto “Carte de visite”, della fotografa Arianna Arcara a Cinisello Balsamo, con la supervisione del Museo di Fotografia Contemporanea), ma in genere sono state portate avanti e sostenute in modo molto più sporadico e meno lungimirante dall’amministrazione locale».

La fotografia può quindi diventare uno tratto distintivo dell’intervento culturale…

«Le operazioni di arte pubblica, che nel caso di Savignano sono legate alla fotografia, devono il proprio impatto proprio alla dimensione dello scambio con il pubblico e alla creazione di opportunità per l’impegno creativo della comunità. Rappresentano un’occasione di coesione sociale, di coinvolgimento attivo, e possono essere momenti preziosi per interrogarsi collettivamente su temi quali il senso di appartenenza, il legame con i luoghi, la propria identità, per nominarne alcuni».

Perché l’archivio fotografico di Savignano è diventato «spazio per una nuova lettura delle storia»?

«Nell’insieme, i fondi che l’archivio raccoglie rappresentano una testimonianza non solo delle vicende della storia della fotografia e della ricerca artistica attraverso il mezzo fotografico in questi anni, ma anche delle trasformazioni del tessuto sociale, dell’evolversi della cultura cittadina e delle pratiche creative nella sfera pubblica».

Quale rilevanza ha avuto il contributo dato dai grandi della fotografia?

«Accanto alle mostre dei fotografi/e di rilevanza internazionale organizzate nelle varie edizioni del festival, da diversi anni l’Amministrazione ha invitato alcuni e alcune di loro a rivolgere il proprio obiettivo alla comunità locale. Il punto di svolta vero e proprio è stato probabilmente il caso di Malick Sidibé, nel 2007, vincitore proprio in quell’anno del Leone d’Oro alla carriera. Da allora la cittadinanza ha risposto con sempre più entusiasmo e l’iniziativa del censimento ha preso corpo e vigore con il coinvolgimento, tra gli altri, di Mario Cresci, Franco Vaccari, Silvia Camporesi, Martin Parr».

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