Neonati e bambine vittime di abusi: orrore nel pc di un riminese

Neonati vittime di abusi, bambine costrette ad avere rapporti sessuali con adulti.

C’era anche questo, tra le mille immagini e i duecentocinquanta video dal contenuto pedopornografico sequestrati a un trentenne riminese nell’ambito di un’inchiesta più ampia della procura di Bologna,

L’uomo, incensurato, è stato arrestato e accompagnato nel carcere di Rimini con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. I “file” erano contenuti nel computer del trentenne, ma in parte anche in una chiavetta Usb esterna al dispositivo di sua proprietà, ritrovata all’interno dell’abitazione riminese dove vive con la madre.

La perquisizione che prevedeva appunto anche l’esame del contenuto del computer è stata disposta dal pm bolognese Bruno Fedeli e affidata agli agenti della sezione riminese della polizia postale. All’arresto, una volta emerso il contenuto scabroso, si è proceduto in flagranza dopo una consultazione con il magistrato di turno, pm riminese Annadomenica Gallucci.

La sostituta procuratrice ha quindi chiesto la convalida al giudice per le indagini preliminari e il mantenimento della custodia in carcere. L’orrore è indicibile, nelle foto e nei filmati – girati in chissà quali parte del mondo e circolanti nel “deep web” o più facilmente nelle chat di messaggistica istantanea, si vedono bimbe di pochi mesi di vita e ragazzine preadolescenti vittime di abusi.

Non sono fotomontaggi

Che si tratti di fotomontaggi è solo una pia illusione, purtroppo. Il mondo digitale ha amplificato la complessità dei casi di abuso e sfruttamento sessuale di minore e a volte il web diventa terreno fertile per l’adescamento. Non è questo il caso: il trentenne non risulta aver mai avuto contatti né reali né virtuali con minorenni in carne e ossa. Né deve rispondere almeno per ora della produzione o dello scambio.

L’indagine è però ancora in corso e potrebbe allargarsi, come spesso accade in questi casi, ad altri soggetti in altre parti d’Italia.

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