Nello e impossibile: quel gol di Saltutti in Rimini-Milan

Ci sono centravanti che rimangono nella memoria per la bellezza stordente dei loro gol, per il coraggio che mostrano in area, senza paura di fare brutta figura.
Nello Saltutti non era un cannoniere sfondareti, ma sapeva fare quel tipo di gol che passano alla storia. Ne sa qualcosa il Rimini di 30 anni fa, protagonista di un campionato di serie B che chi ha imbiancato (o diradato) i capelli non ha più dimenticato.
Il 24 maggio 1981 il Rimini allenato da Maurizio Bruno coglie la vittoria che vale la matematica salvezza battendo 1-0 il Varese allenato dal fumantino Eugenio Fascetti: il gol lo segna Saltutti in rovesciata, battendo un giovane portiere indicato da tutti come un predestinato. Il portiere si chiama Michelangelo Rampulla, ha appena 18 anni e sta scrivendo le prime pagine di una carriera che lo porterà per oltre 20 anni ai massimi livelli.
Quel campionato di serie B 1980-’81 è ricco di squadre di prestigio: Genoa, Sampdoria, Bari, Atalanta, ma soprattutto Milan e Lazio, retrocesse d’ufficio con l’onta del calcioscommesse che le ha spedite in B.


Al diavolo la paura


La volata del campionato porta al 7 giugno 1981: al Romeo Neri arriva il Milan allenato da Massimo Giacomini che vuole mettere al sicuro il ritorno in Serie A.
Il Milan non c’entra nulla con la Serie B: in difesa c’è un futuro titolare campione del mondo di Spagna 82 (Fulvio Collovati) e anche Mauro Tassotti, altro difensore che diventerà uno dei simboli dell’armata di Arrigo Sacchi. E poi Piotti in porta, Maldera a sinistra, Buriani e De Vecchi a centrocampo, Antonelli e Vincenzi in attacco.
La formazione del Rimini di quel pomeriggio? Eccola: Petrovic, Rossi, Buccilli, Baldoni, Favero, Parlanti (42′ st Stoppani), Sartori, Mariani, Saltutti, Donatelli (43′ st Biondi), Traini. A disp.: Bertoni, Chiarugi, Suncini. Allenatore: Bruno.
Potrebbe essere il classico match di fine stagione tra una squadra demotivata che ha già raggiunto il suo risultato e una fortissima e carica a palla verso il primo posto. Non lo sarà.
È la terzultima giornata, il Milan è senza Franco Baresi in difesa e Novellino in avanti, ma vuole lavare del tutto l’onta del suo primo campionato di B della sua storia. Il Rimini sa di avere gli occhi di mezza Italia addosso ed è carico a manetta.


Nello e “Dustin”


È la prima gara ufficiale al Romeo Neri tra Rimini e Milan: i rossoneri con una vittoria sarebbero matematicamente promossi in A. Scotta un sole impietoso di fine estate sulle teste di oltre 11.000 spettatori, ammassati senza ritegno un po’ ovunque. Il Rimini è gasato, vuole dare spettacolo e ci riesce fin dall’inizio. Non siamo ancora al 20’ e Gianpaolo Rossi fa correre Pasquale Traini sulla destra: cross al centro, Collovati non ci arriva e qui ci vorrebbe in sottofondo la sigla del film “Fuga per la vittoria” mentre sta per segnare Pelè. Quella palla in volo che arriva accende di nuovo la fantasia di Nello Saltutti, che sforbicia in area una gemma di rara bellezza e batte Piotti: 1-0, delirio di casa. Il vantaggio dura pochissimo a causa della punizione di Antonelli (soprannominato “Dustin” per la sua somiglianza con l’attore Dustin Hoffman). Il Milan sull’1-1 torna a caccia della vittoria che varrebbe la Serie A, ma questa è una partita in cui non sarà mai in vantaggio. Il Rimini aggredisce il campo che è una bellezza, preso per mano da Donatelli: Piotti in porta si supera più volte, poi nella ripresa al 59’ si arrende al colpo di testa del piccolo Antonio Baldoni, che sfrutta al meglio il cross di Sartori. Il Milan ribolle di rabbia e troverà il pareggio con un colpo di testa di Collovati, ma alla fine il 2-2 va stretto ad un Rimini, acceso dalla magia di Saltutti. Un sacco bello, avrebbe detto Carlo Verdone. Un sacco Nello, direbbero a Rimini.


Finale triste


Se a Rimini Saltutti è ricordato per i suoi gol volanti che i bambini riprovavano ai giardini pubblici (sì, all’epoca ai giardini pubblici si giocava a pallone), allargando lo sguardo al calcio italiano, il nome di Saltutti è associato alle tante ombre che aleggiarono sulla Fiorentina degli anni ‘70. Il 27 settembre 2003, Nello Saltutti morì a causa di un infarto nella sua Gualdo Tadino a soli 57 anni, dopo una carriera spesa tra Milan, Fiorentina, Sampdoria, Pistoiese, Rimini e Foggia, con circa 500 gare da professionista e 130 gol.
«Nessuno mi toglie dalla testa che certe pratiche nel calcio mi hanno portato ad avere problemi di cuore – ripeteva da anni – per questo combatto il doping e dico che va affrontato in una lotta senza sconti». In una inchiesta di Report, aveva raccontato di avere assunto per tutta la carriera il Micoren, sostanza poi inserita nella lista Cio dei prodotti dopanti. Diversi calciatori di quella Fiorentina anni ’70 hanno avuto gravi problemi di salute fino ala morte: Longoni (vasculopatia), il portiere Mattolini (insufficienza renale), Ferrante (tumore alla gola), Beatrice (leucemia). Per un linfoma si era spento pure Mario Sforzi, due stagioni nel settore giovanile viola. L’ultimo della lista è stato l’ex difensore romagnolo d’adozione Giancarlo Galdiolo, scomparso a Castrocaro l’8 settembre del 2018 a causa di una grave forma di demenza frontale temporale. Una pagina buia del nostro calcio, una zona d’ombra che aspetta ancora che qualcuno accenda l’interruttore per fare luce.

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