Nelle colline faentine imperversano le cavallette

Era solo questione di tempo: dopo le invasioni registrate in varie parti d’Italia, comprese le colline di Forlì e Cesena, le cavallette sono arrivate anche nella Romagna faentina, per la precisione nelle vallate di Riolo e Brisighella.
Attirati dalla combinazione tra caldo e siccità record, gli insetti stanno imperversando sui calanchi, caratteristiche formazioni del territorio che si prestano in modo particolare ad attirare l’animale. A denunciarlo sono gli stessi agricoltori, preoccupati soprattutto per le coltivazioni di erba medica e foraggio, letteralmente divorate dalla cavallette: dopo pandemia, guerra, siccità, un’altra piaga dal sapore biblico.
Lo sa bene ad esempio Massimiliano Dalmonte, che nei propri terreni a Riolo coltiva erba medica: «È una vera e propria invasione contro la quale c’è poco o nulla da fare – commenta –. Probabilmente per via della siccità c’è stata una proliferazione massiccia di questi insetti che ora, non trovando più sostentamento tra la vegetazione bruciata dal caldo, si spingono nei campi, ma anche tra orti e giardini».
Predatori naturali delle locuste sono gli uccelli, ma una reale soluzione al problema sembra che non possa essere individuata nella liberazione di pennuti sul territorio, analogamente a quanto accaduto con la famigerata cimice asiatica, quando per combatterla ci si è serviti della cosiddetta vespa samurai.
Stavolta la natura dovrà fare il proprio corso, anche se sembra che questo stia prendendo una piega sempre più drammatica: «Una vera e propria emergenza – sostiene Assuero Zampini, direttore di Coldiretti – che si abbatte sulle imprese agricole già colpite dalla siccità e dalla attuale crisi economica che ha fatto lievitare a dismisura i costi dei carburanti e dell’energia».

Ma le criticità potrebbero non fermarsi all’immediato presente: uno dei rischi maggiori è che l’invasione delle cavallette si ripercuota negativamente anche sul filiere direttamente collegate a quelle più colpite dalla loro presenza: «La calamità – sottolinea Zampini – sta provocando gravissimi danni alle campagne con i raccolti a rischio e, quindi, con un danno anche per gli allevamenti e le aziende zootecniche di collina e montagna che rischiano di rimanere senza foraggio per alimentare gli animali o a dover comunque far fronte ad un ulteriore aggravio di costi per acquistare altrove la materia prima necessaria al sostentamento dei capi allevati».
Ora il timore è che il problema possa allargarsi anche a tutto il territorio circostante: nei giorni scorsi erano infatti pervenute alcune segnalazioni di agricoltori faentini, che attribuivano proprio alle locuste i danni inflitti ai loro peschi.

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