Nel sistema turistico qualcosa si è inceppato

C’è qualcosa che non funziona nel mercato del lavoro romagnolo legato al turismo. Una macchina che vale tra i 100 e i 120mila occupati all’anno e che rappresenta una delle economie più importanti del territorio, sembra incepparsi “solo” perché sono sempre meno i lavoratori stranieri che scelgono i nostri lidi per fare la stagione. Come può un settore tanto strategico essere, al contempo, così tanto fragile? Qualcosa, evidentemente, non sta più funzionando. A testimoniarlo sono i numeri del sistema di scuole alberghiere sparse tra Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena. Si tratta di cinque realtà che, purtroppo, oggi sono costrette a registrare sempre meno iscrizioni. In Romagna, appena il 12% degli studenti che terminano le scuole medie decide di proseguire la carriera scolastica all’interno di un istituto professionale. La maggior parte, ossia più della metà, preferisce scegliere percorsi liceali. Il risultato è questo: alla fine dell’anno accademico dagli istituti alberghieri romagnoli escono circa seicento ragazzi maggiorenni formati a fare camerieri, cuochi, receptionist o, più in generale, tutte quelle attività che gravitano attorno al grande sistema dell’accoglienza.

I numeri

Osservando i numeri di Eduscopio si scopre però che, nonostante gli indici di occupazione dei diplomati romagnoli all’alberghiero siano piuttosto elevati, oltre il 75% (un 17% circa sceglie di proseguire gli studi all’università), solo la metà di questi ha trovato lavoro in un settore coerente con il suo titolo di studio. Peggiori, e forse ancor più esemplificativi, sono poi i dati sulle tipologie di contratti sottoscritti dai ragazzi. La percentuale di chi, a due anni dal diploma, è riuscito a sottoscrivere un contratto a tempo indeterminato oscilla tra il 10,7 e il 25,3%. Il resto della platea, nonostante la formazione e l’esperienza acquisita, dopo due anni lotta ancora tra contratti di apprendistato o a tempo determinato.

In un’economia turistica che, come si diceva, assorbe oltre centomila lavoratori all’anno nella sola Romagna (160mila circa in tutta la regione), è evidente che il sistema scolastico non può essere la sola risposta. Tuttavia, è chiaro che a inceppare il meccanismo c’è anche qualcos’altro, perché altrimenti non si capisce per quale motivo “l’allarme” lanciato dagli albergatori di Cesenatico la settimana scorsa sulla carenza di lavoratori fosse indirizzato ai soli stranieri. Ecco allora che il nodo cruciale, in realtà, diventa ciò che il sistema turistico ha da offrire oggi ai lavoratori, ossia nell’ottanta per cento dei casi iper-precari.

Lavoro congiunto

«È chiaro – dice Scilla Reali, dirigente scolastico del Tonino Guerra di Cervia – che scuole come le nostre lavorano molto sulla qualità». E la qualità, giustamente, deve essere pagata. Tuttavia, un dialogo tra associazioni di categoria e scuole è in corso. «Abbiamo avuto contatti con la Federalberghi regionale – conferma Reali –, per capire come poter trovare sempre più un punto di incontro tra le esigenze del datore di lavoro e la formazione che diamo ai ragazzi. Il problema – aggiunge però – è che gli studenti che diplomiamo non bastano a soddisfare la richiesta». «Come istituto – interviene Mariella Pieri, preside dell’alberghiero di Forlimpopoli intitolato a Pellegrino Artusi – riceviamo tantissime offerte di lavoro nel corso dell’anno sia da parte degli alberghi, che dei ristoranti. Alcuni dei quali sono anche ristoranti stellati di grande prestigio. Uno dei problemi – ammette – è però che molti dei diplomati decidono di non proseguire con un percorso lavorativo affine ai loro studi». I perché, secondo la Pieri, sono molteplici, ma tra le motivazioni pesano soprattutto «le offerte di stipendio in certi casi troppo basse e la mancanza di reali giorni liberi, specialmente durante la stagione estiva».

Le inchieste

In questi anni, non bisogna dimenticarlo, le inchieste soprattutto della guardia di finanza hanno messo in luce diverse storture che gravitano attorno al lavoro nell’universo dell’accoglienza romagnola. L’indagine sulla Mib Service di Ravenna ha permesso di scovare, ad esempio, un sistema di appalti fittizi di manodopera che si era insinuato lungo tutta la costa, garantendo sgravi fiscali ai clienti, ma minori contributi ai dipendenti tramite finte trasferte. I sindacati, d’altro canto, quotidianamente scrivono vertenze per conto di lavoratori mal retribuiti o a cui non viene concesso il giorno di riposo. Ecco allora spiegato il perché spesso l’appello è agli stranieri. Però ora bulgari e rumeni, che storicamente venivano in Romagna per la stagione, preferiscono andare in Spagna e in Francia, dove la stagione è più lunga e le offerte migliori.

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