Nel pieno della primavera è tempo di salite da uomini duri

Il lato oscuro di Ciola, Monte Cavallo e Polenta, più la salita spacca gambe di Santa Maria Riopetra, per un giro che, pur senza toccare quote particolarmente elevate, piacerà agli scalatori puri e porterà alla scoperta di versanti inediti, di solito percorsi in discesa da celebri gran fondo quali Nove Colli e Via del Sale.

L’itinerario

Cesena – Pontegiorgi – sella Santa Maria Riopetra – sella del Barbotto – Mercato Saraceno – Ciola – Linaro – Borello – Monte Cavallo – Meldola – Fratta Terme – Polenta – Collinello – Settecrociari – Cesena

Distanza: 108 km

Altitudine massima: 572 m

In piedi sui pedali a Santa Maria Riopetra

Partendo da Cesena, infatti, in poco meno di 110 km si arriva a totalizzare un dislivello importante, ampiamente sopra i 2.000 m, con un’abbuffata di pendenze in doppia cifra e un po’ di pianura solo nel tratto iniziale e finale. La prima parte, lungo la Strada regionale 71, è tutta piatta fino a San Carlo, poi la strada procede alternando sali e scendi, attraversa Borello, e passa sopra l’E45. Dopo il bivio per Montevecchio, si affrontano 2 km in leggera salita, si scende a Gualdo e di qui, in un km, si raggiungono Bivio Montegelli e la frazione di Pontegiorgi, dove, col contachilometri che segna 20 km dalla partenza, è posto l’inizio della prima ascesa di giornata, quella a Santa Maria Riopetra. Si tratta di 6,3 km molto irregolari, con diversi tratti in falsopiano e alcuni in discesa che abbassano la pendenza media al 5,4%. Un dato che tuttavia, non deve ingannare, visto che la salita è costellata di strappi impegnativi e nel finale raggiunge punte del 14%. I tratti più duri sono il primo chilometro e mezzo, tutto sopra il 7% con diverse impennate in doppia cifra (fino al 13,8%) e appunto l’ultimo km, oltre il 10%. Il segmento centrale, invece, è più semplice, ma non per questo privo di asperità. A Pontegiorgi, dunque, prima del ponte sul Savio, si gira a sinistra, seguendo le indicazioni per Santa Maria Riopetra e Sogliano (Strada provinciale 79), e si affrontano 500 m al 7,1%, seguiti da una breve rasoiata al 10%. La pendenza torna ad attestarsi sull’8,4% con alcuni tornanti che alleviano la fatica e immettono a uno dei punti più duri di tutta l’ascesa, un muro di 800 m sopra il 10%, con una punta massima del 13,8%. Guardando in alto, si scorge la fine, segnalata da un paio di curve (8,4%), superate le quali la strada spiana e poi addirittura scende, mentre davanti appare il piccolo paese di Santa Maria Riopetra. Al km 3 si torna quindi a salire verso quest’ultimo: subito bisogna affrontare 500 m impegnativi (7% e 9,1%) poi, dopo due tornanti, inizia un lungo falsopiano che conduce al centro abitato. Superata la chiesa, si affronta un tratto di crinale di un km, molto panoramico e suggestivo, con discesa in una selletta e successiva risalita, strapiombante da entrambi i lati. In basso, sulla destra, si può ammirare una sorta di anfiteatro naturale disegnato dai calanchi e dalla rada vegetazione che caratterizza la zona. Nel complesso, infatti, il paesaggio circostante è brullo e spoglio, ragion per cui, vista la totale assenza di ombra, l’ascesa è da evitare nei mesi estivi. Intorno, invece, si può spaziare sulla valle del Savio, da Montecodruzzo sino al Monte Fumaiolo.

Una rampa all’11.3%

Dalla selletta, inizia l’ultimo chilometro, quasi verticale, che propone subito una rampa all’11,3%, seguita da un tratto più semplice (7,6%) per poi mordere in corrispondenza di un doppio tornante fra il 10-14%. Gli ultimi 200 metri sono all’8,3%, quindi, si arriva all’innesto con la Strada provinciale 11 Perticara-Montegelli-Sogliano (441 m, dislivello 350 m), e si gira a destra, percorrendo in senso inverso il tratto di Nove Colli che da Mercato Saraceno porta a Sogliano. Sono 9 km molto movimentati, sulla cresta che separa la valle del Savio da quella dell’Uso, con la vista che si spinge fino a San Marino, San Leo e la Carpegna: prima si scende verso Montegelli, quindi si risale qualche ripido tornante e si attraversa Rontagnano, infine, si arriva alla sella del Barbotto, dove si svolta a destra verso Mercato Saraceno, lungo la Strada Provinciale 12. Al termine della ripida discesa (5,6 km), si supera il ponte sul Savio, si attraversa la piazza di Mercato Saraceno e si risale verso la Strada regionale 71, quindi, si imbocca subito la Strada provinciale 53 per attaccare la seconda salita del giro, la Ciola. Rispetto a quello più conosciuto di Linaro, consacrato sia dalla Nove Colli sia dalla Gran fondo del Sale, il versante di Mercato ha una pendenza media inferiore (5,23% contro 6,53%), in virtù di alcuni tratti in discesa e falsopiano, tuttavia, non va sottovalutato, sia perché è più lungo di quasi 3 km (9 km) sia in virtù di alcune impennate al 10-11%. Il troncone più impegnativo è quello iniziale, in cui la strada risale tortuosa (appena 6 i tornanti, tutti distanziati fra loro) le pendici della rupe che sovrasta Mercato Saraceno, inizialmente fra le case, quindi in mezzo a prati e campi coltivati, con qualche raro tratto alberato. La pendenza, infatti, sino al km 5 resta sempre sopra il 5%. Il primo km, salvo 300 m centrali al 7,3%, è agevole, mentre il secondo è più tosto con 500 m all’8,6% e gli altri al 10%. Segue una tregua di 500 m (5,2%), quindi per un km si viaggia al 7,4-7,8%, calando poi leggermente al 6,8%. Al km 4 la strada spiana, e, eccetto, qualche strappetto, si arriva senza difficoltà al km 6, dove si scende per un km prima di affrontare gli ultimi mille metri impegnativi, consistenti in un rettilineo al 7-8% che si conclude in corrispondenza del ristorante “Allegria” e della deviazione per Monte Finocchio; di qui si raggiunge agevolmente il piccolo abitato di Ciola e, poco più in alto, il valico (572 m, dislivello 480 m), all’altezza del cimitero. A questo punto, è tutta discesa (6 km) sino a Linaro, prima leggera, poi più ripida. All’incrocio, si gira a destra e si fa rotta su Borello, lungo il fondovalle dell’omonimo torrente (strada provinciale 29). Si tratta di 9 km veloci, eccetto una salitella di qualche chilometro dopo la frazione di Piavola. Entrati in paese, si risale fino all’inizio di via Luzzena (Strada provinciale 48), seguendo le indicazioni per Meldola.

E’ dura verso il Monte Cavallo

Si gira a sinistra e nel contempo si smanetta il cambio per innestare il rapporto più agile, visto che la terza salita del giro, quella di Monte Cavallo, di solito percorsa in discesa dalla Gran fondo del Sale, fa subito sul serio. Chi ama le pendenze a due cifre, infatti, troverà pane per i propri denti lungo i suoi 6 km, specie nei primi 2,3, dove la strada s’impenna obbligando ad alzarsi ripetutamente sui pedali. Nel primo km, non a caso, la pendenza media è quasi dell’8,5% mentre nel secondo supera addirittura il 9%. Spartiacque è la chiesa di Luzzena, che si può vedere, alzando lo sguardo, già da Borello. Una volta raggiunta, il più è fatto, visto che gli altri 3,7 km sono tutto sommato pedalabili e fanno sì che la pendenza media dell’ascesa si aggiri intorno al 6%. Appena imboccata via Luzzena, l’asfalto punta all’insù, con due ripidi tornanti e uno strappo che sfiora il 15%. Fra 2° e 3° tornante si può respirare un attimo (5,2%), ma subito dopo Monte Cavallo mostra il suo volto più feroce, con la strada che sale zigzando per 300 m al 9% e una rasoiata in doppia cifra in corrispondenza del 4° tornante. Segue un rettilineo di 500 m all’8,2% in uno dei rari tratti alberati dell’ascesa, quindi, dopo l’effimera tregua rappresentata da due tornanti ravvicinati (5° e 6°), inizia il punto chiave della salita, 700 m intorno al 13%: prima la strada sale dritta come un fuso, poi piega a sinistra, infine supera un tornante a destra (7°) e finalmente si può tirare il fiato. Il cartello Luzzena rappresenta la fine dell’inferno, con un tratto in falsopiano (3,2%) cui fanno seguito pendenze accessibili (4-6%), che consentono di godersi il panorama. A destra, infatti, si può spaziare da Bertinoro e Montemaggio sino alla costa mentre, davanti, si intravedono le antenne di Monte Cavallo, che segnano il culmine dell’ascesa. Prima di raggiungerlo, c’è un’ultima difficoltà. Al km 4, subito dopo aver superato gli ultimi 2 ravvicinati tornanti (8° e 9°) dell’ascesa, bisogna affrontare 500 m al 7,5%, con una punta del 10,5%, poi si procede in falsopiano e, infine, un chilometro di sali e scendi conduce alla vetta (457 m, dislivello 367 m), in corrispondenza della deviazione per Valdinoce (strada bianca). A questo punto, si scende per 7 km fino al bivio strada Meldola-Pian di Spino, costeggiando il borgo di Teodorano, che inizialmente si domina dall’alto. Da Teodorano si può contare anche su un buon manto stradale visto che l’asfalto, che era in pessimo stato, è stato rifatto di recente. Una volta raggiunto il fondo valle, si gira a destra e in 4 km si raggiunge Meldola, superando la piccola asperità di Monte Cucco; in corrispondenza del ponte dei Veneziani, si svolta a destra e s’imbocca la strada provinciale 99 che in 5 km ondulati porta a Fratta Terme; nuova svolta a destra in Via Loreta (strada provinciale 83) e si fa rotta sull’ultima cima del giro, quella di Polenta, in senso inverso rispetto alla Nove Colli. La salita misura 4,7 km, ma le difficoltà sono concentrate tutte nel primo chilometro, che presenta pendenze fra l’8-14%; gli altri. invece, sono di fatto una serie di mangia e bevi, tant’è che la pendenza media risulta appena del 4%. Si attraversa quindi, in leggera salita, la cittadina termale, costeggiando le terme e il campo sportivo, poi, una volta usciti dal centro abitato, inizia il muro: la prima parte, fra l’8-11% è facilitata da qualche tornante, la seconda, invece, è un rettilineo di 500 m al 12-14% che mette a dura prova gambe e fiato. La fine delle ostilità è segnata da una svolta a destra, in corrispondenza del bivio con via Tombetta (che conduce a Casticciano); a questo punto la pendenza scende per 500 m al 6,5%, con la strada che procede lungo un crinale e delinea successivamente una serie di sali e scendi che si possono affrontare anche col rapportone visto che nei tratti in salita, tranne 2 rasoiate al 10% fra il km 3 e 3,5, non si supera mai il 7%.

La meta è vicina

Una curva secca a sinistra è il segnale che la meta è vicina; da affrontare c’è ancora un breve rettilineo all’8%, in mezzo ai cipressi, quindi si arriva alla Pieve di San Donato in Polenta (275 m, dislivello 225 m), resa celebre da Giosuè Carducci nell’omonima poesia, in cui rimembra l’ospitalità ricevuta da Dante da parte di Guido da Polenta, padre della Francesca immortalata dal Sommo Poeta nel canto quinto dell’Inferno. Superata la chiesa, la strada sale e scende ancora per 1,5 km sino al bivio per Collinello. A questo punto, per raggiungere Settecrociari e far ritorno a Cesena, esistono 2 alternative, praticamente equivalenti (6,5 km la prima e 6,7 km la seconda): si può piegare leggermente a destra e scendere a Villa Silvia attraverso Paderno, oppure, proseguire lungo la Sp83, svoltare a destra nella Strada provinciale 65 in corrispondenza della Madonna di Cerbiano, attraversare Bracciano e scendere sempre a Settecrociari, dove si gira a destra in via San Mauro e in breve (6,4 km) si approda a Cesena.

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