Il calcio di Cesena, dove la scaramanzia è la religione dell’ignorante

William Viali stava arrivando trionfalmente al panettone (traduzione in ossequio ai tempi che corrono: William Viali was coming triumphantly to the pàneton, perché qui l’inglese o si sa o non si sa). Ci stava arrivando col sorriso e poi è inciampato in una di quelle partite in cui si rosica il doppio. Immaginatevi al primo giorno in ufficio davanti ai nuovi proprietari: la mattinata scorre perfetta, poi al pomeriggio rovesci il caffè sulla scrivania del capo, poi mentre ti affanni a pulire gli ribalti il computer, vai definitivamente in banana e non ti riprendi più.
C’è stato tantissimo di buono nel girone d’andata, con Viali che ha guidato la macchina a modo suo, portando un tipo di calcio niente affatto a modo nostro. Se qualcuno ha la pazienza o il sadismo di riguardare certe partite degli anni 80 che Raisport trasmette a orari da fornaio, noterà che quando un giocatore passava la palla indietro al portiere, il pubblico fischiava. Nel Cesena, quando la palla arriva al portiere è il segnale che l’azione inizia davvero, con Nardi che alza la testa e apparecchia la tavola.
Ecco, Nardi. Un tipo di portiere che viaggia alla felice media di una partita sbagliata all’anno, ma quando la sbaglia, beh, la sbaglia bene. Nardi e Viali sono stati due grandi protagonisti del girone d’andata e hanno iniziato il ritorno con un pomeriggio in pessima forma. E’ evidente che i valori si stanno delineando, che le due capolista hanno qualcosa in più. Resta il fatto che 4 gol dal Gubbio non si possono prendere e il risultato non è mica bugiardo: i gol segnati sono tutti validi.
Da dove si riparte? Magari da gerarchie in base a quello che dice il campo. Quando esplose il 17enne Biondini a centrocampo, De Vecchi disse a Campofranco: “Grazie di tutto, quella è la panchina”. Qualche anno prima, era spuntato come una cometa il 17enne Ambrosini e Bolchi mise da parte Piraccini che all’epoca era una specie di papa laico in carica. Una volta emerso il 17enne Pozzi, Castori mica fece finta di niente e gestì bene Chiaretti e Bernacci come terze punte. L’impatto di Sensi convinse Drago a mettere da parte Cascione e così via.
A scanso di equivoci, Berti non è Ambrosini, un marziano che certe cose a 17 anni le faceva già in B. Però da titolare Berti ha retto l’urto a Reggio Emilia in casa dei più forti, poi ha fatto un gol al Montevarchi e da lì in poi ha giocato 14 minuti con la Carrarese, 9 col Siena e solo panchina a Gubbio. E’ una cosa estranea al mondo del Cesena, ancora più dell’arrivo di una proprietà americana. Tutti i migliori campionati del Cesena hanno avuto come protagonisti i giovani del vivaio, in una storia fatta ciclicamente di ventenni che giocano e trentenni che si siedono. Ne sa qualcosa pure Massimo Agostini, che a suo tempo fu messo ai margini da Cavasin, con il 20enne Rivalta promosso capitano.
Tra le poche certezze che ci sono per il 2022 è che dopo il Natale arriverà anche la Pasqua e nei ricordi recenti del Cesena c’è stato anche un allenatore arrivato trionfalmente all’uovo di Pasqua, sebbene in sala stampa. Storia della primavera 2018 e di una salvezza sul campo che Fabrizio Castori stava costruendo navigando su un fiume di scetticismo e un mare di debiti. Sotto le feste di Pasqua, le conferenze stampa pre-partita erano animate dal super-veterano Romano Natali, cameraman di Tele Romagna, che in casa ha un giacimento di uova di cioccolato e le offre un po’ a tutti. Le porta una prima volta e il giorno dopo il Cesena vince, quindi sotto con la seconda volta a porzioni rinforzate, con l’uovo di cioccolato su un piatto di plastica e già fatto a pezzi come dopo un tackle di Scognamiglio. Castori nota il piatto già a inizio conferenza, fa finta di niente e si comincia con le domande.  Fine dell’intervista, Romano parte col piatto e lo appoggia sul tavolo della sala stampa: “Mister, riecco il mio cioccolato. Le tocca mangiarlo ancora, l’altra volta ha portato bene”.
Smorfia di Castori: “Romano, ricordati che la scaramanzia è la religione dell’ignorante”.
Seguì un silenzio meditativo e di profonda introspezione interiore, ma durò giusto un secondo. Poi riecco Castori.
“Ricordatevelo bene, la scaramanzia è la religione dell’ignorante. Quindi io mangio. Sotto ragazzi, chi ne vuole un pezzo? Fatevi sotto che altrimenti la finisco tutta io”.

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